IL MISTERO DI BELICENA VILLCA - prima parte (ITALIANO) IL MISTERO DI BELICENA VILLCA parte 1 - (ITALIANO) | Page 281
vedendolo nella sua interezza, percepirai solo un debole riflesso dei Mondi Eterni. Se sei
in grado di reintegrare il Cosmo in un granello di polvere vedrai solo un'immagine
distorta della Patria dello Spirito. Questo è tutto quanto si può conosce da qui".
La metafora diventa trasparente se si considera che il Demiurgo ha costruito
l'Universo imitando un'immagine maldestra e deformata dei Mondi Eterni. Ha sparso il Suo
Alito sulla Materia e l'ha ordinata con lo scopo di "copiare" il debole riflesso che ricevette
qualche volta dalle Sfere Increate. Ma né la sostanza era adeguata né l'architetto era
addestrato per quello e, aggiunto a questi mali, dovrebbe essere considerata l'intenzione
perversa di pretendere di regnare come il Dio dell'opera, somiglianza (?)
dell’Inconoscibile. Il risultato è alla vista: un inferno maligno e demenziale, nel quale,
moltissimo tempo dopo la sua creazione, per un Mistero d’A-mort innumerevoli Spiriti
Eterni furono ridotti in schiavitù, incatenati alla materia e soggetto all'evoluzione della vita.
La caratteristica principale del Demiurgo è evidentemente l'imitazione, attraverso
la quale ha cercato di riprodurre i Mondi Eterni e il cui risultato è stato questo vile e
mediocre Universo Materiale. Ma è nelle distinte parti della Sua Opera in cui si avverte
l‘allucinante persistenza nell'imitare, ripetere e copiare. Nell'universo "il tutto" è sempre
una copia di "qualcosa": gli "atomi", tutti simili; le "cellule", che sono divise in coppie
analoghe; gli "animali" sociali", il cui istinto gregario è basato "sull’imitazione"; la
"simmetria", presente in un'infinità di fenomeni fisici e biologici; etc. Senza estendermi in
altri esempi, Si può affermare che la travolgente molteplicità formale del reale è solo un
prodotto dell’illusione dell'incrocio, intersezione, combinazione, ecc. solamente di poche
forme iniziali. In verità, l'Universo è stato creato da pochi elementi diversi, non più di
ventidue, che supportano, con le loro combinazioni infinite, la totalità delle forme esistenti.
Tenendo presente il principio imitativo che governa l’opera del Demiurgo, si può
considerare adesso la sua reazione diretta alla presenza del Gral.
Ho detto
che il Gral divinizza i lignaggi iperborei al provare in modo inconfutabile la verità
dell'Origine e che la reazione dei Demoni è stata considerali gli stessi come lignaggi
eretici, meritevoli del castigo più terribile.
Ma mentre i Demoni erano impegnati a castigare gli uomini con le pesanti catene
del Karma, molto diversa, sarebbe l'atteggiamento del Demiurgo. Egli, secondo la sua
caratteristica, ha voluto imitare, e persino superare, i lignaggi iperborei fondando una
Razza Sacra che lo rappresenti direttamente, cioè, che canalizzi la sua volontà e,
attraverso di essa, regni sugli Spiriti incarnati. Una “Razza Sacra” che si innalzi nel mezzo
dei popoli condannati al dolore e alla sofferenza della vita e che, trionfando sopra di loro,
finisca per infliggere l'umiliazione finale di sottometterli alla Sinarchia dei Demoni. Quindi i
lignaggi iperborei, sprofondati nel fango della degradazione spirituale, espireranno i loro
ultimi lamenti e quelle grida di dolore, quelle grida di paura, saranno la dolce musica che
la Razza Sacra regalerà al suo "Dio" Jehovà Satanàs, il Demiurgo della Terra.
Come ho già detto, il Demiurgo ha intentato questa impresa molte volte; "gli
zingari", per esempio, sono i resti etnici di una "Razza Sacra" che fiorì nell'ultima Atlantide,
quando gli Dei traditori sottomisero alla Sinarchia dell’Orrore i lignaggi iperborei. Gli spiriti
incarnati si videro precipitati lì, nelle più infami pratiche: il sangue Divino si degradò e
confuse per mezzo della miscela indiscriminata delle Razze e, quel che è peggio, si riuscì
a realizzare unioni fertili tra uomini e animali con il concorso della magia nera; migliaia di
vittime umane furono sacrificate per placare la sete di sangue di Jehovà Satanàs, adorato