IL MISTERO DI BELICENA VILLCA - prima parte (ITALIANO) IL MISTERO DI BELICENA VILLCA parte 1 - (ITALIANO) | Page 265
per evitare un eventuale secondo messaggio cifrato. E non dimentichiamo che il segreto
dell'uscita occulta ci interessa tanto che il prigioniero lo conosca, come che lo ignori il
Nemico. E dunque: cosa dire in un semplice messaggio che riesca a far svegliare il
prigioniero, a orientarlo, e a fargli capire che deve fuggire? Per quanto ci pensiamo,
diventerà chiaro al finale che il messaggio deve essere clandestino e che non può
essere scritto. Né può essere ottico perché la piccola finestra della sua cella permette di
osservare solo uno dei cortili interni, fino a dove non sono soliti giungere segnali
dall’esterno della prigione.
Nelle condizioni che ho esposto, non risulta evidente, senza dubbio, in che modo i
suoi Kameraden possano risolvere il problema e aiutare il prigioniero scappare. Forse si
farà luce se si tiene a mente che, nonostante tutto il precauzioni prese dal Nemico per
mantenere il prigioniero isolato dal mondo esterno, non sono riusciti a isolarlo
acusticamente. (Per questo avrebbero dovuto tenerlo, come Kaspar Hauser, in una cella
insonorizzata).
Mostrerò ora, come epilogo, la modalità scelta dai Kameraden per fornire un aiuto
efficace; un tale aiuto come 1°: possa svegliare e 2°: possa rivelare il segreto, al
prigioniero, orientandolo verso la libertà.
Al decidersi per una via acustica per far passare il messaggio, i Kameraden
compresero che avevano un grande vantaggio: il Nemico ignora la lingua originale del
prigioniero. È quindi possibile trasmettere il messaggio semplicemente, senza doppio
significato, approfittando che non sarà compreso dal Nemico. Con questa convinzione i
Kameraden realizzarono la strategia: molti di loro scalarono una montagna vicina e armati
di una enorme conchiglia, che permette di amplificare molto il suono della voce, e
iniziarono a inviare il messaggio. Lo fecero ininterrottamente, per anni, poiché avevano
giurato di non smettere di tentare finché il prigioniero no fosse stato di nuovo libero. E il
messaggio discese dalla montagna, attraversato i campi e i fiumi, attraversò le mura e
invase fino all'ultimo angolo della prigione. All'inizio i nemici rimasero sorpresi, ma, visto
che quel linguaggio per loro non aveva alcun significato, lo presero quel musicale suono
per la canzone di un uccello favoloso e distante, e alla fine ci si abituarono e finirono per
dimenticarlo. Però, cosa diceva il messaggio?
Consisteva di due parti. Nella prima i Kameraden cantavano una canzone
infantile. Era una canzone che il prigioniero aveva sentito molte volte durante la sua
infanzia, lì, nella patria dorata, quando i giorni neri della guerra erano ancora lontani e la
prigionia perpetua poteva essere solo un incubo impossibile da sognare. Oh, che dolci
ricordi evocava quella melodia! Quale spirito, per addormentato che sia, non si
sveglierebbe, sentendosi eternamente giovane, ascoltando di nuovo le canzoni
primordiali, quelle che ascoltava affascinato nei giorni felici dell'infanzia, e che, senza
sapere come, si sono trasformati in un vecchio e misterioso sogno? Sì; il prigioniero, non
importa quanto addormentato fosse il suo Spirito, anche se l'oblio avesse chiuso i suoi
sensi, avrebbe finito per svegliarsi e ricordare! Sentirebbe la nostalgia della patria lontana,
si renderebbe conto della sua situazione umiliante e capirebbe che solo chi conta con un
valore infinito, con una intrepidezza senza limiti, potrebbe realizzare l'impresa di fuggire.
Se tali fossero i sentimenti del prigioniero, allora la seconda parte del messaggio
gli darà la chiave per trovare l'uscita segreta.