IL MISTERO DI BELICENA VILLCA - prima parte (ITALIANO) IL MISTERO DI BELICENA VILLCA parte 1 - (ITALIANO) | Page 246
con Filippo il Bello, i due Iniziati accordarono il modo di sciogliere l'Ordine del Tempio: per
Clemente V, Signore del Cane, quello rappresentava l'ottavo obiettivo della missione e
sarebbe risultato l'atto strategico il più importante del suo pontificato; per Filippo IV,
significava neutralizzare la "II linea tattica" del nemico, come spiegato nel trentesimo
giorno. Naturalmente non si capirà perché un Re potente come Felipe IV, e un papa che
era il Superiore Generale dell'Ordine, dovevano concepire un piano segreto per
estinguerlo, se non si realizza lo sforzo di immaginare in che consisteva l'Ordine dei
Templari nel XIV secolo, la grandezza del suo potere economico, finanziario e militare.
Inoltre se si ragiona su questo, sarà chiaro che l'Ordine era in grado di presentare i vari tipi
di risposte, militari o economiche, che avrebbero potuto causare gravi difficoltà a Filippo
IV. Bisogna tenere a mente che i piani della Fratellanza Bianca si appoggiavano, in gran
misura, su questo Ordine, e che la Strategia del Circulus Domini Canis esigeva la sua
distruzione per garantire il fallimento di questi piani: il colpo , allora, avrebbe dovuto essere
contundente e di sorpresa.
L'Ordine, infatti, aveva più di 90.000 concessioni distribuite nei paesi che ora sono
chiamati Portogallo, Spagna, Francia, Olanda, Belgio, Germania, Ungheria, Austria, Italia
e Inghilterra. Nella Francia, dei primi anni del secolo XIV, tra Auvergne, Provenza,
Normandia, Aquitania, Contea di Borgogna, ecc, dove c’erano le proprietà più estese,
esistevano circa 10.000 proprietà dei Templari: di queste, 3.000 erano appezzamenti di
1.000 ettari di media ciascuno. In totale, quelle proprietà ammontavano a 3.500.000 ettari,
che rappresentavano il 10% dell'area della Francia. Ma questa cifra non riflette il
potenziale del latifondo se non nota che il 10% della superficie totale della Francia, vale a
dire, compresi fiumi, montagne, foreste, e ogni sorta di terreni inutili per l’agricoltura,
costituiva il 10% della terra migliore, scelta durante due secoli con la pazienza di un
monaco benedettino e ottenuta attraverso donazioni emessa dalla Chiesa. E c'era di più:
quelle concessioni, che erano composte da migliaia di aziende agricole in pieno sviluppo
agricolo, erano esenti da ogni tipo di imposta poiché l'Ordine dipendeva direttamente dal
Papa, privilegio che, fino a Bonifacio VIII, le convertiva in proprietà inviolabili da qualunque
Signore temporale. Cambiare questa situazione era, appunto, uno degli obiettivi strategici
di Filippo il Bello, che lo aveva portato a confrontarsi con Bonifacio VIII e a opporre il
Diritto Civile nazionale al Diritto Canonico.
Inoltre non si trattava solo di tasse: i Templari, dopo l'avvento di Filippo IV, avevano
sviluppato un piano per spezzare l'economia del Regno attraverso l'impoverimento della
nobiltà feudale e lo spopolamento delle campagne. I loro prodotti alimentari, offerti nelle
città a prezzo di dumping (inferiore al mercato) o semplicemente regalati nei monasteri,
rendevano inutile ogni tentativo di pianificazione economica statale e lo sfruttamento
razionale delle risorse nazionali; di conseguenza, i Signori Feudali, che avevano solo la
terra come una fonte di reddito, si stavano impoverendo sempre di più a causa della
svalutazione dei frutti del campo, mentre accettavano come una soluzione che i contadini,
aggravati dalle tasse e i quali non poteva più alimentare, emigrassero nelle città.
Naturalmente un compito così sovversivo era in linea con la strategia Golen: questa