Il foglio dell'Umanitaria n. 2 giugno - settembre 2016 | Page 14

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IL MIO NOME È 325

L ’ ODISSEA DI UN PRIGIONIERO

Strasburgo , 21 maggio 2016 il FOGLIO dell ’ Umanitaria
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La chiamano biblioteca vivente . Nel padiglione fa molto caldo , e c ’ è parecchio rumore . Fuori il sole picchia come non faceva da giorni , sulle istituzioni europee , sui padiglioni e su tutti i giovani e i vecchi che girano per lo spiazzo intorno . La biblioteca qui è un evento particolare : puoi scegliere un libro , dal catalogo , ma è un libro / uomo – ha una faccia un corpo una voce una maglietta rossa – e racconta una storia . C ’ è un ragazzo del Ghana che a quindici anni ha perso di vista sua madre nel mezzo di una sparatoria ( chissà se è viva ?), ha passato un mese nella stiva di una nave per l ’ Europa , è stato preso a botte ad Atene da dei militanti per la purezza della razza , sotto gli occhi indifferenti dei passanti , è finito infine in Francia e vuole studiare psicologia all ’ università . Ha scritto un libro sulla sua storia e da allora tutti lo invitano , mentre prima nessun paese voleva accoglierlo . La sua storia è cristallina nonostante il marcio , il suo volto è difficile da dimenticare . Poi c ’ è lui , prigioniero 325 . È seduto comodo , la faccia è stanca , le braccia e le gambe sembrano proiettate in un movimento di apertura ; non è chiaro se si tratti di disponibilità o di sfinimento o di entrambi . I suoi tratti sono in qualche modo mediorientali , la faccia è un po ’ tonda e gentile come quella di tutti i popoli mediterranei , ed è francese , francese nel modo di esprimersi e forse anche nel modo di muoversi . Più tardi scopro che è cresciuto nella periferia di Lione . Occhi castani , capelli scuri e poca barba , un po ’ di sale e pepe qua e là . C ’ è gente intorno , ma lui è tranquillo , le sue mani non tremano e i suoi occhi non fuggono – solo la stanchezza , quella gliela si legge in faccia .
Gli ho parlato già quella mattina , con un amico , e ci ha raccontato delle storie incredibili . Sono tornato a cercarlo nel pomeriggio con un registratore . Posso chiederle di ricominciare dall ’ i- nizio ? Può . Era il giugno del 2001 . Aveva un collega che viveva in Afghanistan , e questo collega gli ha proposto di raggiungerlo lì , dalla Francia . In realtà doveva mandarlo da un amico suo , che era laggiù , insieme a suo fratello , e l ’ uomo e il fratello in questione hanno fatto il viaggio insieme , ma una volta arrivati sul posto , non l ’ hanno trovato , il collega … Hanno incontrato altre due persone , e sono rimasti con loro . Per entrare in Afghanistan , allora , bisognava conoscere qualcuno , sapersi muovere , e quei due sconosciuti si sapevano muovere , e quindi gli altri due , l ’ uomo con cui sto parlando e il suo compagno di viaggio , sono rimasti . Però , una volta arrivati a casa di questi due , si sono trovati in un campo di addestramento militare aereo . Sono stati lì un po ’ e hanno cominciato a capire che c ’ era qualcosa che non andava , che c ’ era qualcosa di sporco . Si sono detti che avrebbero finito quel che avevano da fare e sarebbero ripartiti , senza fretta . Poi , sul cammino di ritorno , si sono preoccupati : la persona che doveva accompagnarli , che doveva farli uscire dal paese , si è attardata . Ed è arrivato l ’ 11 settembre . Allora hanno chiuso le frontiere , e gli americani hanno dichiarato guerra all ’ Afghanistan , hanno chiuso le frontiere , e loro erano chiusi laggiù e non potevano uscire dall ’ Afghanistan . E poi c ’ è stato l ’ intervento militare americano , i bombardamenti , la guerra . Fino alla caduta dei talebani . A quel punto dovevano cercare di uscire , scappare attraverso le montagne , ci hanno messo circa un mese , tra l ’ attesa delle guide e la scalata vera e propria . Hanno scalato l ’ inizio dell ’ Himalaya , l ’ Hindu Kush . Nel frattempo , i bombardamenti . Arrivati in Pakistan , hanno raggiunto un villaggio , e lì alcuni uomini hanno promesso di accompagnarli alle rispettive ambasciate . Gliel ’ hanno promesso ma non l ’ hanno fatto , invece li hanno consegnati ai servizi segreti pakistani , che a loro volta li hanno resi agli americani , destinazione Guantánamo . È lì che il prigioniero ha ricevuto il suo numero , 325 . “ Ci ha parlato delle torture , prima , non so se posso chiederle di ripeterlo , se ne ha voglia … “ Sono un po ’ stanco … Beh … Sì … D ’ accordo ”. “ Gli americani hanno scelto Guantànamo perché se ci avessero portati negli Stati Uniti saremmo stati immediatamente liberati . E se fossimo stati giudicati in base al diritto internazionale , lo stesso : liberi subito . Ma Guantànamo è una base militare illegale . E in quanto tale , non dipende né dal diritto americano , né dal diritto internazionale . E quindi da quando ti arrestano possono tenerti lì per tutto il tempo che vogliono , hanno il pieno controllo sulla tua persona , e possono mettere in atto tutte le tecniche di interrogatorio che vogliono . Ve le ricordate , le immagini di Abu Ghraib ? No ? Cercate su internet . È così , laggiù . Entri e ti dicono : qui siamo noi a decidere se tu vivi o muori ”. Si vede che non gli piace ripetere certe cose . È tutto il giorno che racconta la sua storia , e prima ancora l ’ ha raccontata cento volte a giudici , avvocati , giornalisti … Sono costretto a chiedergli ancora una volta di ripeterci i racconti che avevo sentito al mattino . “ Cosa vuoi sapere ?”. “ Le torture . Quello che facevano , lì a Guantánamo ”....
Edoardo Lanfranchi Vincitore 2015 Milano
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