ancora la possibilità di fornire ai ragazzi strumenti come la certificazione F-Gas!“ Sono d’ accordissimo su questo. Purtroppo, da quel punto di vista abbiamo un po’ le mani legate dalla normativa, ma lavoriamo per farci trovare pronti. La maggior parte dei colleghi formatori ha conseguito il patentino F-Gas, vedremo poi come si evolverà la parte legislativa perché è nell’ interesse nostro e delle aziende che i ragazzi abbiamo già al momento dell’ apprendistato un’ abilitazione caratterizzata. Nel frattempo, non stiamo a guardare, ci formiamo e ci aggiorniamo anche in mancanza di riconoscimenti ufficiali, sempre auspicando che chi di dovere colga il valore del nostro ruolo, rendendo tutto il lavoro formativo in direzione della professione più semplice sotto il profilo formale”. |
Il vostro impegno va in qualche modo“ oltre” il necessario?“ È un impegno formativo che è attento alla dimensione gestionale, ma non la considera prioritaria, perché in primo luogo mettiamo al centro la persona: crediamo nei ragazzi, ognuno di loro è unico, ha un modo di apprendere, un modo di capire, un modo di faticare diverso l’ uno dall’ altro ed è fondamentale che percepiscano questa nostra fiducia. I ragazzi che frequentano i nostri corsi, nella maggior parte dei casi, vengono volentieri a scuola da noi perché oltre all’ aspetto tecnico – che è fondamentale – trovano formatori appassionati e un ambiente in cui l’ investimento è reciproco”.
Questa vostra attenzione“ etica” e umana è un valore percepito dalle aziende?“ Solo in parte, purtroppo: viviamo in un’ epoca in cui, come si dice“ il lavoro deve essere fatto per ieri” e questo porta ad avere degli svantaggi nei
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confronti del ragazzo appena inserito. Ci troviamo spesso a ragionare con le aziende, dicendo che devono comunque investire all’ inizio per una formazione corretta dei ragazzi: anche l’ aspetto umano oltre alla formazione tecnica è fondamentale in quanto c’ è talmente tanta richiesta di risorse umane da inserire nell’ azienda che c’ è il rischio che i ragazzi scappino da un’ a- zienda perché non li mette nelle condizioni di crescere. Anche i più capaci rischiano di abbandonare chi li getta immediatamente nell’ arena del cantiere senza nessuna rete di supporto. Sappiamo bene che il contesto non è dei più favorevoli, ma le aziende devo- |
no saper cogliere l’ occasione per valorizzare i giovani. Quando una persona vede che un’ azienda dedica tempo alla sua crescita, comprende che quell’ a- zienda crede nel suo potenziale. E dal punto di vista professionale è l’ aspetto fondamentale: non possiamo mandare in giro degli installatori o comunque dei tecnici privi di una formazione adeguata, perché la formazione scolastica è un conto, quella sul campo è un altro.
Non solo, c’ è anche un altro punto: la modalità di relazione con il cliente, una competenza che difficilmente si impara a scuola …“ Non è materia di insegnamento e non può esserlo. Noi puntiamo anche su questo: durante gli anni che i ragazzi passano da noi, spieghiamo chiaramente che anche in una professione tecnica il rapporto con il cliente è fondamentale; quindi, cerchiamo anche di far capire per vie trasversali qual è il corretto modo di porsi con le persone, ma quanto avviene in un ambiente scolastico è diverso dalla situazione che si verifica nel momento del contatto diretto”.
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Questo determina dei rischi organizzativi?“ Il primo e il più evidente l’ abbiamo già menzionato: in una situazione in cui c’ è così grande domanda di tecnici una persona può permettersi di scegliere in che azienda andare a lavorare, per cui è fondamentale questa percezione di fiducia, di investimento per trattenerlo, fidelizzarlo al lavoro e all’ azienda, perché il lavoratore fidelizzato è un soggetto che capitalizza le conoscenze apprese, le utilizza meglio nel tempo e ne fa un valore per l’ azienda stessa”.
E in questo va a convergere l’ idea di formare non solo il tecnico, ma anche la persona!“ Il lavoro di formazione in CNOS FAP è quello che porta le competenze ad essere risorse della persona, non semplici conoscenze o abilità: questo qualifica il tecnico, lo rende capitale umano, oltre che lavoratore. E in un lavoro che ha ancora una fortissima componente di relazione come quello di chi installa e manutiene impianti, soprattutto quelli destinati ad un’ utenza privata, continuiamo a ritenerlo un fattore chiave”.
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