TIS n. 427 GENNAIO / FEBBRAIO 2026 I www. infoimpianti. it
L’ ESPERTO RISPONDE DOMANDE APERTE
NORMATIVE EUROPEE
Nei progetti o altri documenti tecnici trovo spesso la sigla EN. Cosa significa e che valenza ha?
In ambito tecnico e normativo, la sigla EN sta per Norma Europea( dall’ inglese European Norm). Indica una serie di standard tecnici approvati e adottati da uno dei tre organismi di normazione europei: il CEN( Comitato Europeo di Normazione) – per la maggior parte dei settori; il CENELEC( Comitato Europeo per la Normalizzazione Elettrotecnica); l’ ETSI( Istituto Europeo per le Norme di Telecomunicazione). A differenza delle norme internazionali( ISO), che sono volontarie, le norme EN devono essere obbligatoriamente recepite dai Paesi membri dell’ Unione Europea. Quando una norma EN viene pubblicata, ogni Stato membro deve adottarla come norma nazionale e, contemporaneamente, deve ritirare qualsiasi norma nazionale contrastante.
IMPIANTI A GAS
Quali sono le principali norme di riferimento per la verifica della tenuta degli impianti a gas?
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a prova di tenuta degli impianti a gas è strettamente regolamentata e le sue caratteristiche( pressioni, tempi e limiti di tolleranza) dipendono direttamente dalla“ grandezza” dell’ impianto, intesa sia come potenzialità termica( kW) sia come volume interno delle tubazioni. Le principali norme di riferimento sono tre, suddivise in base allo stato dell’ impianto( nuovo o esistente) e alla sua potenza. A seconda delle specifiche caratteristiche le norme cui fare riferimento sono:- UNI 7129( Parte 1): applicabile per i nuovi impianti domestici e similari( portata termica singola o complessiva 35 kW). Risulta la norma di riferimento per gli installatori di piccoli impianti.- UNI 11528: applicabile per i nuovi impianti extradomestici o centralizzati( portata termica superiore a 35 kW). Si applica a centrali termiche condominiali o grandi utenze professionali.- UNI 11137: norma di riferimento per la verifica di impianti già esistenti( indipendentemente dalla potenza, per uso civile). Si usa per manutenzioni, verifiche periodiche o prima di riattivare un contatore chiuso.
VASO D’ ESPANZIONE NEI DRY-COOLER
Per quale ragione nei dry-cooler c’ è la presenza di un vaso di espansione, considerato che si tratta di apparecchiatura di raffreddamento che lavorano con basse temperature dell’ aria?
In un sistema di raffreddamento a circuito chiuso che utilizza un dry cooler l’ inserimento di un vaso di espansione non è un’ opzione, ma una necessità tecnica legata alla fisica dei fluidi e alla protezione meccanica dei componenti. Il motivo principale è legato al coefficiente di dilatazione termica del fluido termovettore( solitamente una miscela di acqua e glicole etilenico). Poiché i liquidi sono quasi totalmente incomprimibili, qualsiasi aumento di temperatura provoca un aumento del volume occupato. In un sistema ermeticamente chiuso se la temperatura sale, il fluido si espande: senza uno spazio di sfogo, la pressione interna salirebbe velocemente oltre i limiti di resistenza meccanica delle tubazioni o dello scambiatore del dry cooler. Al contrario, quando il sistema si raffredda( ad esempio durante un arresto notturno o invernale), il fluido si contrae. Senza un vaso che“ restituisca” volume, si creerebbe un vuoto parziale( pressione negativa) capace di causare fenomeni di cavitazione o aspirazione di aria dalle guarnizioni. Il vaso di espansione funge da“ polmone” del sistema. Mantenendo una pressione di precarica adeguata, assicura che in ogni punto dell’ impianto( specialmente nel punto più alto del dry cooler, spesso installato sul tetto) la pressione rimanga superiore alla pressione atmosferica. Questo evita che si formino sacche d’ aria che ridurrebbero drasticamente l’ efficienza dello scambio termico e permette di mantenere il sistema in pressione, innalzando il punto di ebollizione del fluido proteggendo, così, l’ impianto in caso di picchi termici imprevisti. In abbinamento ad un dry cooler si possono avere pompe di circolazione con portate significative. All’ avvio o all’ arresto delle pompe, o alla chiusura rapida di valvole motorizzate, si generano onde di pressione definite colpi d’ ariete. Il cuscino d’ aria( o azoto) contenuto nella membrana del vaso di espansione agisce come un ammortizzatore, assorbendo questi picchi di pressione e proteggendo le tubazioni da fessurazioni da fatica. In definitiva, senza l’ abbinamento ad un vaso di espansione un impianto con dry cooler sarebbe destinato al fallimento meccanico: o per l’ apertura continua delle valvole di sicurezza( con conseguente perdita di fluido e additivi costosi) o per il collasso strutturale dovuto alle eccessive sollecitazioni pressorie.
Schema di un impianto di raffreddamento con dry-cooler- In giallo è evidenziato il vaso di espansione
SISTEMI DI RISCALDAMENTO
Potrei sapere di più sulla differenza tra pressione statica e pressione dinamica?
In un impianto di riscaldamento, la pressione non è un valore unico, ma il risultato di due componenti distinte che interagiscono tra loro. Per un corretto funzionamento della pompa( circolatore) e per evitare danni meccanici o rumori fastidiosi, è fondamentale comprendere le diversità tra queste due entità. La pressione statica è la pressione presente nell’ impianto quando la pompa è spenta. È necessaria per garantire che l’ acqua raggiunga il punto più alto dell’ e- dificio e che non si creino bolle d’ aria o fenomeni di vuoto. Essa si compone principalmente di due fattori: l’ altezza geometrica( ossia il dislivello verticale tra il punto più basso dell’ impianto, che solitamente è individuabile dove si trova il vaso di espansione o la caldaia, e il radiatore più alto. Ogni 10 metri di altezza corrispondono a circa 1 bar di pressione) e la pressione di precarica( ossia quella pressione di sicurezza, solitamente 0,3- 0,5 bar, che si aggiunge per assicurarsi che anche nel punto più alto ci sia una pressione positiva che impedisca l’ ingresso di aria dalle valvole di sfiato). La pompa deve avere guarnizioni e una struttura meccanica( corpo pompa) capace di reggere la pressione nominale del sistema, altrimenti si verificherebbero perdite o cedimenti strutturali. La pressione dinamica( prevalenza) nasce nel momento in cui la pompa entra in funzione. Non serve a“ sollevare” l’ acqua( compito già assolto dalla pressione statica in un circuito chiuso), ma a vincere le resistenze che l’ acqua incontra muovendosi. Queste resistenze sono chiamate“ perdite di carico” e dipendono dai fenomeni di attrito che l’ acqua incontra durante il suo scorrimento; dalle turbolenze causate da curve, valvole, restringimenti e dai radiatori stessi; dalla velocità del fluido( maggiore è la portata d’ acqua richiesta, maggiore sarà la resistenza incontrata).
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