DALLA FABBRICA AL PRODOTTO
IL FIL ROUGE DELLA SARTORIALITÀ
La sartorialità nel progetto bagno, come nell’ interior contemporaneo, rappresenta un cambio di paradigma, nel quale il prodotto costruisce identità, atmosfere e nuovi rituali di un abitare“ borghese”, come lo definisce Dainelli Studio. Nel racconto delle cinque aziende intervistate emerge poi che il tema della personalizzazione oggi coinvolge estetica, tecnologia e persino la filiera produttiva.
di Francesca Guerini Rocco
Nel progetto contemporaneo la sartorialità è“ un gesto culturale prima ancora che estetico: un modo di cucire spazi, materiali e atmosfere sulle esigenze di chi li abita” spiega Marzia Dainelli, cofondatrice di Dainelli Studio. Un lusso“ sussurrato”, fatto di equilibrio, memoria dei luoghi e attenzione ai sensi.
Sartorialità come valore imprescindibile. Che cosa significa per Dainelli Studio progettare all’ interno di questa dimensione? Per noi la sartorialità è partire sempre dal contesto: il luogo, il palazzo, il vissuto di uno spazio. Ogni progetto nasce dall’ incontro tra queste vibrazioni e la personalità di chi lo vivrà. A noi non interessa un progetto " firmato " ma creare ambienti che restituiscano benessere e identità a chi li abita. I nostri interventi sono volutamente molto discreti ed equilibrati, per lasciar parlare la forza del luogo.
Un approccio che vale anche per la scelta dei prodotti? Assolutamente sì. Cerchiamo sempre di connetterci con ciò che esiste già, reinterpretandolo in chiave contemporanea. Ci sono codici stilistici che ci appartengono ma ogni volta vengono declinati in modo diverso. È un lusso discreto, mai gridato: borghese in un certo senso, perché punta più all’ eleganza e alla raffinatezza di un tempo che all’ effetto scenografico.
Quali materiali esprimono la vostra personalità? Più che il singolo materiale conta la combinazione. È
LEONARDO E MARZIA DAINELLI, Fondatori e titolari di Dainelli Studio l’ accostamento tra superfici, texture e lavorazioni a generare un gesto progettuale distintivo. Legno e metallo, oppure marmi differenti, possono creare dialoghi molto personali. La sartorialità nasce proprio da questo equilibrio.
Nella stanza del benessere come si traduce questo approccio? Qui entrano in gioco tutti i sensi. Conta la matericità, ma anche il suono dell’ acqua, la luce, persino il rumore dei passi. Un getto d’ acqua progettato in un certo modo può diventare rilassante, così come una luce artificiale ben studiata contribuisce alla sensazione di benessere. Oggi c ' è voglia di tornare alla vera“ sala da bagno”: uno spazio dedicato alla cura di sé, fisica e mentale. Le docce si ampliano, compaiono nuovi punti acqua – cascata, nebulizzazione, getti relax – e il bagno acquisisce una dimensione di rituale quotidiano.
E il bagno degli ospiti? È una sorta di“ powder room” contemporanea, dove spesso si osano di più colori, carte da parati e illuminazione scenografica. Un modo per accogliere gli ospiti con attenzione e intimità, mentre nei bagni privati a prevalere è una ricerca più funzionale e personale.
In questo contesto diventa fondamentale la relazione con le aziende con cui collaborate. Quanto è sfidante e che tipo di relazione si instaura? Le aziende stanno investendo molto sulla sperimentazione, c’ è più apertura e più disponibilità a nuove visioni dell’ abitare, però per loro resta fondamentale tenere fede a un’ identità, esprimere il proprio linguaggio senza inseguire formule standardizzate.
L’ approccio sartoriale è un ' attitudine insita nel dna di un ' azienda o designer o un ' esigenza di mercato? Per noi è un’ evoluzione culturale. Forse alcuni aspetti dei nostri progetti sembrano persino“ di un’ altra epoca”: pensare a spazi che accolgano davvero significa valorizzare la casa come luogo vissuto e non come fosse uno showroom. Credo che oggi ci sia il desiderio di tornare a un’ eleganza autentica, fatta di atmosfera, memoria e calore. Le case più riuscite sono quelle che mostrano la vita di chi le abita.
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