DALLA FABBRICA AL PRODOTTO
COME SARÀ IL LABORATORIO DI RICERCA DEL FUTURO?
Ricerca come motore culturale: dalla visione sistemica alla micro-ingegneria, la R & S evolve tra sartorialità tecnologica e sostenibilità. Le aziende che abbiamo intervistato mostrano approcci distinti, ma convergenti, come spiega anche Patrizia Bolzan, designer e docente del Polimi: innovare partendo dalla fabbrica per integrare materiali, processi e tutela ambientale.
a cura di Francesca Guerini Rocco
Docente al Politecnico di Milano e designer conosciuta anche per la sua abilità manuale e artigianale di maker designer, Patrizia Bolzan ci spiega come lo scambio virtuoso tra ricerca accademica e mondo produttivo generi un“ laboratorio del futuro” dove innovazione, manualità e sostenibilità diventano leve decisive per preservare l’ identità del prodotto.
Quanto incide la fase di R & S per un’ azienda e come si affrontano le sfide tecniche? Oggi è fondamentale considerare le sfide tecniche nel contesto europeo, e in particolare italiano, dove il design mantiene un ruolo di leadership culturale e produttiva. Il panorama è cambiato: se un tempo il design italiano era riferimento esclusivo, ora stanno emergendo con forza alcune realtà estere. In questo contesto, la ricerca e sviluppo assume un valore strategico, perchè permette di integrare soluzioni tecnologiche avanzate senza rinunciare alla cura dei dettagli, alle finiture artigianali e alle possibilità di personalizzazione, autentiche chiavi di qualità e sapere.
Da docente, quali sono per lei le basi imprescindibili di R & S per gli studenti di oggi, per essere vincenti nella collaborazione con le aziende domani? Gli studenti devono bilanciare ascolto e proposta: seguire le indicazioni dell’ azienda senza rinunciare a proporre contro-brief o visioni dirompenti. Fondamentale è il contatto diretto con il materiale: disegnare, modellare, costruire in scala reale. L’ oggetto prende dimensione, peso, proporzione e solo così si comprendono i limiti e le potenzialità del progetto. In un mondo sempre più digitale, questa manualità è una lezione di concretezza: non esiste“ control Z”
PATRIZIA BOLZAN Researcher, Ph. D in Design nella realtà, agire richiede riflessione, misura, consapevolezza.
Dal punto di vista dell’ azienda, invece, come sta cambiando l’ attività di R & S? Il panorama è variegato: alcune aziende sono sensibili da tempo a sostenibilità e innovazione, altre sono più lente. Per le grandi imprese, investire in produzione sostenibile e processi innovativi richiede pianificazione; per le piccole e medie, ogni cambiamento ha impatto più diretto e rilevante. Nel settore ceramico, per esempio, puntare su prodotti durevoli, aggiornabili e longevi riduce l’ impatto ambientale, con effetti virtuosi sull’ intera filiera.
Il Politecnico segue vari progetti con aziende del settore arredobagno, in vari comparti. Qual è il valore della collaborazione tra università e azienda? Il rapporto tra università e impresa è duplice. Per gli studenti significa confrontarsi con vincoli reali, trasformando idee e sperimentazioni in progetti concreti. L’ anno scorso, uno dei lavori degli studenti è stato addirittura prodotto dall’ azienda. Per l’ azienda, invece, la collaborazione apre la porta a visioni innovative, prive di preconcetti, che contaminano le pratiche consolidate e suggeriscono nuove strategie e nuove possibili applicazioni. L’ incontro tra curiosità accademica e esperienza produttiva genera un valore reciproco: è un laboratorio di futuro!
Artigianalità e digitalizzazione vanno ormai di pari passo: come si concilia questa apparente antitesi? Il caso di Alice Ceramica, con cui abbiamo collaborato l’ anno scorso, mostra come sia possibile integrare digitale e artigianato: alcune lavorazioni sono demandate a macchine, altre mantengono il valore del tocco umano. Riconoscere quali dettagli preservare, quali processi digitalizzare, significa tutelare qualità, finiture, geometrie e autenticità del prodotto. Al Politecnico, il percorso formativo dei designer inizia con la manualità: sketch, modelli in scala, prove pratiche. La digitalizzazione subentra in seguito, ma senza sostituire la dimensione tattile. Questo equilibrio forma professionisti capaci di progettare prodotti tecnicamente avanzati, sostenibili e culturalmente radicati.
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