I PIACERI DELLA VITE NUMERO 4 - SETTEMBRE 2017 | страница 86
Gigi, il sommelier barbone
e il Moscato d’Asti
Ciao, mi chiamo Gigi. Sono un barbone
o clochard, per chi vuole essere più
fine.
Nell’altra mia vita, quella senza
libertà, ero sommelier e facevo il
rappresentante di vini. Tutta roba
di gran qualità e gran nome. Molti
rossi francesi, qualche Champa-
gne. Insomma, la mia vita era fat-
ta tanti chilometri in macchina, di
locali di gran moda di degustazio-
ni e...di abbinamenti. Già gli abbi-
namenti…ma ditemi voi, con un
Mathusalem di Champagne Dom
Pérignon Rosé Vintage 2000 da
10 mila euro che diamine ci vuoi
abbinare? Il Rolex d’oro e dia-
manti? L’American Express
Platinum? O forse tanta igno-
ranza?
Questo per dire che non ven-
devo solo bottiglie di vino,
vendevo riflettori che illu-
minavano chi quelle botti-
glie poteva permetterse-
lo, imprenditori con conti
correnti alle Cayman,
trafficanti internazio-
nali di tutte le droghe
del mondo, industria-
lotti in cerca di legitti-
mazione sociale, che
si rispecchiavano nel
fondo di quei calici
con altezzosa bene-
volenza.
Poi però, nel tempo
libero, mi toglievo la
giacca e la cravatta e
iniziavo a girare in in-
cognito per piccole
cantine, alla ricerca di
cose nuove e vere. Mi
godevo vini e compa-
gnie eccezionali, cerca-
vo vini che fossero
l’espressione del rap-
porto tra terra, vigna e
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persone… e me ne fregavo di quei ma-
ledetti abbinamenti! Ed è proprio in
quei giorni passati da vagabondo, che
ho tagliato con il mio passato ed ho
scelto di essere quel che sono oggi.
Adesso la sera, all’ora dell’aperitivo
per intenderci, mi trovate fuori a
qualche enoteca del centro. Sto lì,
seduto a terra, sorrido agli avven-
tori che entrano porgendo loro il
mio calice e mostrando il mio car-
tello con su scritto “HO SETE...”.
Non va sempre bene, ma spesso,
capita anche chi voglia condivide-
re un calice con me.
L’altra sera, a Ferragosto, un ra-
gazzo gentile è uscito fuori con
una bottiglia in mano e mi ha
versato un calice di dicendomi:
“ Gigi, te che andavi a Champa-
gne, che ne pensi di questo Mo-
scato d'Asti DOCG Cu Bianc
dell'Azienda Agricola Seirole ?”
Così ho rigirato quel bicchie-
re tra le mani. Un vino dolce,
da dessert, ho pensato:
“oggi mi ha detto male”...
Primo sorso. Un vino
composto,
vivace
e
splendido, che subito mi
ha riportato alle colline
dell’Astigiano. Non ho
mai adorato i vini dol-
ci, sono complicati
e sfuggevoli, sempre
in equilibrio tra lo
stucchevole e l’insi-
gnificante. Ma questo
non era stucchevole
e neppure insignifi-
cante. Aveva struttu-
ra, acidità, freschezza
e corpo.
In quel momento ho
ripensato agli abbi-
namenti. E allora ho
tirato fuori il mio pa-
nino con la mortadel-
la... e ne ho goduto
fino alla fine... ■
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