nandomi su una di quelle stupende spiagge siciliane o salentine. Guardando bene, in frigo c’ è solo un bottiglia di Raboso. Un vino Rosso, con fuori 40 gradi. Da dove salta fuori? Ah si, ricordo, lo presi a Zagarolo. C’ era anche la Produttrice. Lei era la tipica veneta, di quelle tutto sorriso e aperture, con quell’ accento strusciato e cantilenante che non conosce mezzi termini, o fa simpatia o li ammazzeresti … lei faceva simpatia, e molta. Parlammo di FIVI e dell’ essere contadini e, dopo il terzo bicchiere, anche di come il vino può salvare il mondo … molto di più del mio peroncino! Ok, ci sta, stappo il Raboso. Almeno è bello gelato. E speriamo che Désirée Bellese non se la prenda per questa degustazione un po’ fuori dalla righe, senza nemmeno rispettare la temperatura di servizio. Ne verso un primo calice. Non è profumato, ma è di quell’ acido buono ed è fresco, freschissimo. Ogni sorso dona piccoli brividi alla bocca. E il fatto che non abbia il corpo di un Brunello del‘ 73 lo rende ancor più adatto allo scopo. Questo vino rinfresca, da speranza e dopo un po’, con il crescere della temperatura, anche qualche buon profumo di marasca, forse ribes. Faccio ampie sorsate. Il Raboso non si fa pregare e si unisce bene un po’ a tutto. Con i fichi poi è una goduria, ne smorza la sfacciataggine, li ingentilisce. Un paio di calici chiamano il terzo, perché con la pancia piena il Raboso da il meglio di sé. Così mi allungo sulla sdraio a godermi l’ ultimo calice. Oddio, la bottiglia sarebbe da finire. Ma no, siamo responsabili. Va bé, ancora un dito e rimetto il Raboso in frigo. Porca miseria che caldo. Ok, allora ancora un goccio e a letto. Caldissimo … ultimo goccio … e un altro ancora … ■
Jaco, la Sardegna e un sogno al Vermentino di Gallura.
Jaco fa girare il suo bicchiere e vi poi avvicina il naso. I profumi diventano solidi, gli vorticano attorno, lo rapiscono e come un turbine lo trasportano sulla strada che da Santa Teresa di Gallura porta a Castel Sardo. A destra c’ è un mare potente e imponente, evocativo, che porta brezza fresca mista a sale. A sinistra c’ è la macchia mediterranea che lentamente si alza fino alle pendici di colline rocciose dalle forme lisce e sognanti. Dalla terra arriva calore misto di profumi, erba e terra. Jaco si gira indietro, verso la stradina appena percorsa che dalla spiaggia sassosa porta alla strada. Lei sale con lentezza. Ha un bikini nero a triangolini, la pelle tesa, il sole le illumina gli occhi, i capelli ancora bagnati e intrisi di sale le escono dal cappello di paglia accarezzandole il viso e le guance impreziosite da impercettibili lentiggini dovute al sole. Nonostante la stanchezza il suo sorriso è in modalità sempre acceso. E lì, proprio dove si trova Jaco, mare e terra si incontrano, con il sole che rafforza l’ aria al punto che sembra di nuotarci dentro. Proprio in quel punto si è creato il sogno di lei, fatta d’ aria, sale, mare, terra, rocce ed erbe … Lei è ignara del miracolo che le dà forma e vita e si siede al tavolino apparso lì in mezzo a quella strada, in mezzo a quel sogno. Sul tavolino c’ è un Vermentino di Gallura dell’ Agricola“ La Neula”. Fresco e corposo, con lo stesso spessore, sapore e profumo dell’ aria di quel punto magico, in cui terra e mare si toccano. Improvvisamente Jaco riapre gli occhi. Intorno a lui ci sono tante persone, in una lunga tavolata chiassosa ed allegra. La bottiglia è finita, ma lui ne ha ancora un sorso nel bicchiere. Lei è lì vicino. Lui le porge il bicchiere. Lei lo annusa e lo beve.“ Buonissimo” esclama e, per un secondo, le brillano gli occhi. E poi continua a parlare di altro … ■
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