materiali nuovi e tecnologicamente più avanzati. Una tendenza dovuta alla sempre minore reperibilità di sugheri di buon livello rispetto alla richiesta del mercato, ma se vogliamo anche determinata da un’ esigenza tecnico-commerciale: i nuovi materiali consentono risultati pari o quasi a quelle ottenuti utilizzando il tappo naturale, con costi sensibilmente inferiori e soprattutto con rese ottimali, pari praticamente al 100 %. Ci riferiamo principalmente al vecchio problema del“ vino che sa di tappo” che, non solo finisce per rovinare il nostro bel momento conviviale, ma comporta spesso per l’ azienda la sostituzione gratuita della bottiglia difettata. Un’ incognita che potrebbe influire non poco nel bilancio di una piccola o media cantina. Ecco quindi che oggi cercare valide alternative alla corteccia del“ Quercus Suber” diventa un’ esigenza sempre più sentita dai produttori. Una delle più diffuse è sicuramente il tappo sintetico: da circa vent’ anni ormai i polimeri termoplastici hanno cominciato ad essere presi seriamente in considerazione dai produttori, anche perché ormai molto migliorati non solo nelle caratteristiche tecniche, ma anche in quelle estetiche, cosa per il consumatore di vino ha sempre la sua importanza. E questo tipo di tappi ha in effetti i suoi punti di forza, con qualità proprie decisamente non trascurabili: sono sterili e quindi inattaccabili dalle muffe; sono abbastanza elastici ma non si deteriorano; sono visivamente nnnnnnnnn molto simili ai tappi naturali e perfettamente funzionali al mantenimento delle caratteristiche organolettiche del vino, per un almeno un paio di anni. Il loro limite risiede tuttavia nella non elevata porosità rispetto ai tappi tradizionali, caratteristica fondamentale per microossigenare il vino e per la sua evoluzione nel tempo. Ecco perché risultano essere ottimali per vini più semplici che vengono consumati giovani. Eppure, quando si cominciò ad immettere sul mercato questo tipo di tappi, furono in molti a gridare alla scandalo, forse più per ragioni esclusivamente“ romantiche” che non per motivazioni puramente tecniche. In realtà, sarebbe buona norma utilizzare sempre il tappo sintetico nei vini di largo consumo: questo consentirebbe di avere a disposizione più sugheri di elevata qualità per i vini da invecchiamento, che invece necessitano di questo tipo di materiale più per le già citate esigenze di micro-ossigenazione, che non per quegli aspetti puramente“ romantici” di cui parlavamo nelle prime righe dell’ articolo. Il discorso potrebbe estendersi anche al cosiddetto tappo“ Stelvin”. Questo per capirci è il classico tappo
79