I_Canti_di_Castelvecchio Canti di Castelvecchio | Page 81

Passa il vento come un respiro caldo, lungo, dolce, che porta su l’alito il polline in giro... sopra la morta. No, vento d’aprile, no, vento d’amore, no tanto vicino! Là nei campi bacia il frumento, soffia tra il lino! Fa che venga l’anima ai cardi, che le viti tengano il raspo: fa che abbiano l’accia, più tardi, il guindolo e l’aspo! Ma l’erba qui prima del fiore, ma il fiore qui prima del seme, la frullana taglia, e due ore sibila e freme. Un vecchione falcia e raduna l’erbe e i fiori di primavera; poi tutto egli brucia, là, una limpida sera: la sera, una sera di maggio, che s’odono tanti stornelli di sui gelsi, e sente, il villaggio, di filugelli. Dal villaggio vedon la fiamma ch’arde sola, rossa, in quel canto: la vedono gli occhi di mamma pieni di pianto. Oh! piange, ché il vecchio le toglie qualcosa più che le togliesse: