I_Canti_di_Castelvecchio Canti di Castelvecchio | Page 41

ad ascoltare il martellare a fuoco, ton ton ton, nella notte insonnolita. Non c’ era nella notte altro splendore che di lontane costellazioni, e non c’ era altro suono di campana, se non della campana delle nove, che da Barga ripete al campagnolo:- Dormi, che ti fa bono! bono! bono!- Non capparone ardeva per le selve, zeppo di fronde aspre dal tramontano; non meta di vincigli di castagno, fatti d’ agosto per serbarli al verno; non metato soletto in cui seccasse a un fuoco dolce il dolce pan di legno: sopra le cannaiole le castagne cricchiano, e il rosso fuoco arde nel buio. Al buio il rio mandava un gorgoglìo, come s’ uno ci fosse a succhiar l’ acqua. Tutto era pace: sotto ogni catasta sornacchiava il suo ghiro rattrappito. In cima al colle un nero metatello fumava appena in mezzo alla Grand’ Orsa.
Che bruciava?... La quercia, assai vissuta, fu scalzata da molte opre, e fu svelta e giacque morta. Ma la secca scorza, all’ acqua e al sole rifiorì di muschi; e un’ altra vita brulicò nel legno che intarmoliva: un popolo infinito che ben sapeva l’ ordine e la legge, v’ impresse i solchi di città ben fatte. E chi faceva nuove case ai nuovi, e chi per tempo rimettea la roba, e chi dentro allevava i dolci figli,