I_Canti_di_Castelvecchio Canti di Castelvecchio | Page 141

Il ritratto I Nel collegio d’Urbino il mio fratello faceva in grande un piccolo ritratto. Quando il già fatto a noi parea pur bello, sotto la gomma il bello era già sfatto. Tornavamo scontenti alla finestra per guardare, intrecciati alla ringhiera, se una carrozza per la via maestra montava nella pace della sera. Era pace nei cuori. Era l’esame passato alfine con le sue lunghe ore: tranquillo alfine da più dì lo sciame ronzava nella nuova arnia maggiore. Più grande all’improvviso ogni fanciullo si ritrovava dopo tante acquate; il boccio apriva i petali in un frullo meravigliando che già fosse estate; e che fosse già colto, anzi, il ciliegio, ma che di rosa si tingesse il melo; che fosse tanto verde oltre il collegio, ch’oltre la scuola fosse tanto cielo. Si ronzava: non altro. Fra due scuole già chiuse, una di fronte, una alle spalle, nel mezzo c’era l’aria, c’era il sole, odor di timo e voli di farfalle. Ma nell’ore, più brevi ma più lente, di studio, tra due libri, ch’uno troppo sapeva e l’altro non sapea più niente,