I_Canti_di_Castelvecchio Canti di Castelvecchio | Page 133

ma tutto è quest’una! VII Io t’amo pel freddo e lo stento, l’insonnia, il digiuno, l’affanno, cui devo che senza sgomento, che fanno ch’esperto io rimuoia. Io t’amo perch’ora meschino non chiedo, felice non rendo; ma stanco del lungo cammino discendo senz’onta di gioia; discendo laggiù tra le grame mie genti, nel mondo che tace, tra gli umili morti di fame che dormono in pace. - VIII Su l’orlo d’un lago nei monti, fra stridulo ansare di grilli, sul lago in cui, luna che monti, scintilli, c’è un nero, c’è un mucchio di squallidi cenci e di membra, c’è un uomo con gli occhi rivolti nel lago, e che attonito sembra che ascolti l’eterno risucchio: e simile a sogno di nulla, nell’acqua c’è l’ombra sua bruna, che appena si dondola e culla nel lume di luna.