La mia malattia
I
L’ altr’ anno, ero malato, ero lontano, a Messina: col tifo. All’ improvviso udivo spesso camminar pian piano,
a piedi scalzi. Era Maria, col viso tutt’ ombra, dove un mio levar di ciglia gettava sempre un lampo di sorriso.
A volte erano i morti, la famiglia nostra... Io pian piano mi sentia toccare il polso, e sussurrare:- Oh! la mia figlia!
sola! con nulla! con di mezzo il mare!- II
Quelle sere, Maria non, come suole, pregava al mio guanciale, co’ suoi lenti bisbigli, con le sue dolci parole:
dolci parole dette per gli assenti al buon Gesù, dette per me: preghiere perché in pace riposi e m’ addormenti.
Prega, e vuol ch’ io ripeta. Quelle sere, nulla, o diceva: « Dormi, ch’ hai la voce debole; è meglio ora per te tacere,
dormire; fatti il segno della croce ». III
Io pensava:- Ma dunque ella non crede più, tanto? Che sarà della sua vita, un vilucchio avvoltato alla sua fede?-
E pensando, alla mente illanguidita