GRANDE CUCINA 04-2025 | Page 71

71 cemento, anfore in grès e ceramica Tava che non cedono aromi, permettendo al vino di evolvere in purezza. Le macerazioni, lunghe fino a quaranta giorni, sono come infusioni lente che estraggono profondità e materia. Il risultato, racconta Cinzia Merli, « è un mosaico di micro-vinificazioni che ogni anno assembliamo con mio figlio Elia e il nostro enologo Luca Rettondini. È un lavoro di ascolto, di rispetto, una forma di artigianato ». Nel calice, Messorio 2021 si presenta denso, ma non opulento. Profuma di amarena, cacao, erbe officinali e un accenno di grafite. In bocca è ampio, ma teso da una freschezza quasi verticale, segno dell’ evoluzione stilistica che negli ultimi anni ha reso i vini de Le Macchiole più puliti, trasparenti.
Gli abbinamenti che non ti aspetti
Per verificare sul campo freschezza e duttilità di questi vini, li proviamo entrambi con tartare di salmone e tonno takaki di Armani Nobu, a Milano. Probabilmente la cucina più lontana dal cliché di una certa Maremma tutta carne rossa e grigliate. Il dialogo fra la pulizia del pesce crudo e la verticalità del Bolgheri è sorprendente, così come la tenuta del Messorio sul carattere aromatico di salse come la Teriyaki. « Privilegiamo vinificazioni fresche, dinamiche, bilanciate però da una certa morbidezza », spiega Cinzia Merli. « Oggi la richiesta è per rossi verticali, che accompagnino cucine diverse, l’ etnico, il fusion e appunto le preparazioni di sushi. Il cibo diventa un contraltare perfetto e gli abbinamenti possibili si moltiplicano ». In un panorama sempre più globalizzato, dopo trent’ anni Le Macchiole continua a essere una voce autentica che Racconta la stessa storia: quella di un sogno che continua a crescere e di vini che parlano solo la voce del territorio.