DALLA VISIONE DI CINZIA MERLI ALLA SOSTENIBILITÀ CONTEMPORANEA: LA STORIA DI LE MACCHIOLE, CAN- TINA CHE HA TRASFORMATO BOLGHERI IN UN LINGUAG- GIO DI ELEGANZA, AUTENTICITÀ E LEGGEREZZA
WINE & SPIRIST di Barbara Sgarzi 69 i sono luoghi in cui la
C terra sembra respirare insieme a chi la coltiva. Bolgheri è uno di questi: una distesa che scende dolcemente dalle colline alla costa, attraversata dal vento del mare e da quella luce che accarezza i filari come un’ onda lenta. È qui, nella Maremma più autentica, che nel 1983 Cinzia Merli e l’ allora futuro marito Eugenio Campolmi decisero di scommettere sul loro sogno: creare un vino capace di raccontare questa parte di Toscana con voce propria, libera da schemi, radicata e visionaria al tempo stesso. All’ epoca Bolgheri era poco più di un nome sulla mappa: campi di grano, olivi, orti. I due giovani, con mezzi modesti ma idee chiarissime, cominciarono piantando pochi ettari di vigna. « Era una distesa di terra e luce – ricorda oggi Cinzia Merli – ma in quella semplicità abbiamo visto un futuro ». Da allora, Le Macchiole è cresciuta con la stessa coerenza con cui le radici si insinuano nel terreno: un passo alla volta, ascoltando la vigna, cercando l’ essenza di ogni varietà. Negli anni’ 90 arrivano le scelte che segneranno il destino dell’ azienda: la coltivazione biologica, la vinificazione parcella per parcella, e soprattutto il coraggio di puntare tutto sui monovitigni, in controtendenza rispetto al taglio bordolese dominante. Nascono così Messorio, Scrio e Paleo Rosso, vini che raccontano la purezza del vitigno come specchio del territorio. Dopo la prematura scomparsa di Eugenio, l’ azienda è rimasta nelle mani di Cinzia, coadiuvata dai figli Elia e Mattia e dal fratello Massimo, ma lo spirito è rimasto lo stesso: sperimentare senza tradire, interpretare senza omologarsi. Oggi Le Macchiole, 35 ettari vitati, produce circa 200.000 bottiglie con l’ Italia, il mercato più importante, che assorbe circa il 25 %