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WINE & SPIRIST
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ohnny Depp amava il Masseto, mentre l’ ex moglie Amber Heard prefe-
« J riva il Bordeaux. Riempivamo la loro penthouse con bottiglie spettacolari e annate memorabili ». Anche se i vini pregiati non hanno salvato il matrimonio della star, i ricordi della vita londinese di Adriana Valentini sono memorabili. Diplomata Ais e Onav, nel 2011 s’ imbarca sulle navi da crociera con il doppio ruolo di Sommelier e Maître Fromager. Anni in cui gira il mondo imparando a conoscere i gusti di una clientela esigente ed eterogena. Nel 2014 si trasferisce a Londra, dove la sua carriera esplode: il Corinthia Hotel, poi un club esclusivo a Belgravia e il Balthazar di Covent Garden: « Un anno da wine manager in cui ho curato esclusivamente la carta francese. Per me, italiana, è stata una vera sfida passare da una selezione worldwide a un focus così preciso ». Ma è con i quattro anni all’ Oxford & Cambridge Club, ritrovo essenza della britishness, proprio accanto al santuario dei wine lover 67 Pall Mall, che Valentini porta la sua esperienza a livelli altissimi. Da un anno è tornata in Italia – anche per una Londra che, dopo la Brexit, « è molto cambiata, sia nello stile di vita che nel clima lavorativo ». Dopo svariate collaborazioni in cui ha seguito le aperture di ristoranti e hotel di lusso tra Versilia e Costa Smeralda, dall’ estate è la nuova Wine Director di Monteverdi Tuscany, in Val d’ Orcia. Mantendo vivo, però, il legame con il Regno Unito.
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Nella lista dei Top 100 UK Sommeliers, è giurata alla London Wine Competition e all’ UK Sommelier Wine Award e collabora con Voyage, il ristorante del celebrity chef Adam Simmonds aperto a gennaio all’ interno del Megaro Hotel di King’ s Cross. La sua duplice esperienza le regala una visione molto chiara della percezione del vino in Italia e all’ estero: « In Italia pensiamo che il nostro vino sia il top e tutto il resto- tranne forse Borgogna e Champagne- venga dopo. Il Regno Unito, invece, non avendo una tradizione vinicola autoctona, ha un respiro internazionale. È la sede del Master of Wine e un osservatorio privilegiato: qualsiasi cosa succeda in Europa, passa prima
IL PUNTO DI VISTA DI ADRIANA VALENTINII La carta dei vini ideale « Agile e comprensibile per tutti. Non un“ copia e incolla” da altri, ma con cantine outsider e originali. Organizzata per regione e vitigno e non necessariamente in ordine di prezzo, che spesso diventa l’ unico criterio di scelta ».
La carta dei vini da sogno A San Francisco, da Spruce: « Versatilità degli stili, tanti calici, un mix tra grandi nomi e cantine di nicchia. Perfetta ».
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da Londra ». Un’ apertura che si riflette nelle scelte di prezzo: « Nelle carte inglesi, la stessa tipologia di vino è proposta in più range di costo. È un modo per spiegare, ad esempio, che un Barolo non è necessariamente costoso e una Barbera non sempre più economica ». L’ ampia scelta al calice è un’ altra sua bandiera: « In Italia spesso è molto limitata, sia per quantità che per qualità. In realtà è un modo per stimolare la curiosità e trovare spazio per piccoli produttori di nicchia, farli conoscere senza l’ impegno di ordinare un’ intera bottiglia. Soprattutto per i clienti fidelizzati, che non vogliono trovare la stessa selezione di calici uguale tutti i mesi. Un esempio? In Costa Smeralda ho messo al calice sei diversi Vermentino: di Gallura, da zone interne, in anfora...». Scelte ampie e flessibili anche per aiutare il fine dining che, in certi casi, sta soffrendo: « La crisi c’ è. La gente vuole l’ esperienza, sì, ma non solo a tavola. I ristoranti devono fidelizzare anche con la personalizzazione, dalla prenotazione all’ accoglienza, far sentire i clienti coccolati, ricordati, unici ». E raggiungere un modello di sostenibilità anche sociale: « È finito il tempo delle urla in cucina, delle brigate terrorizzate. L’ aspirazione è Perbellini, che chiude il weekend: ha creato un modello sostenibile anche per i dipendenti ». Sempre con la valigia in mano tra Milano e Londra, dove andrebbe a lavorare Adriana Valentini, se potesse partire domani? « Sceglierei New York. Per lavorare al mitico Eleven Madison Park e perché è una città ancora molto amante del buon cibo e buon vino ». |