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CRISTINA ROMITO,“ LA SALA, REGIA VISIVA E RELAZIONALE
DELL’ ESPERIENZA GASTRONOMICA”“ La sala è la regia visiva e relazionale che
rende possibile l’ esperienza gastronomica: accompagna l’ ospite, lo guida e trasforma una cena in un momento memorabile, traducendo il racconto della cucina in un valore percepito dall’ ospite.” Quello di Cristina Romito, voce, volto e professionalità del servizio della sala di Casadonna Reale è un“ percorso strutturato attraverso un costante spirito di osservazione, analizzando i flussi di lavoro e i reali bisogni dell’ ospite, oltre a tanto studio e letture. Negli anni ho codificato un modello di servizio che rispecchia i miei standard: professionalità, discrezione, eleganza, sorrisi, naturalezza ed estrema pulizia formale. La definizione profonda del mio lavoro non è cambiata, ma si è evoluta la nostra sensibilità aziendale, la ricerca, il volersi migliorare sempre”. Un cammino che racconta di un impegno continuo:“ oggi, la chiave del successo risiede nella coerenza millimetrica e simbiotica tra cucina, sala e accoglienza: un’ i- dentità sintonizzata che l’ ospite percepisce immediatamente come un unicum solido e coerente” Il quadro che si viene a delineare è quello di una professione che richiede specifiche qualità.“ Il primo valore è la naturalezza, che non va mai confusa con l’ improvvisazione. È il risultato di tanto studio, passione, dedizione che permettono di interiorizzare le proprie competenze fino a esprimere una voce propria. Al Reale non applichiamo copioni meccanici. Investiamo molto nella formazione della squadra, lasciando però lo spazio necessario all’ e- spressione individuale”. E come si può tradurre?“ Un cliente una volta definì la mia presenza come‘ un’ ombra che c’ è sempre ma non si vede’. È la sintesi precisa del mio approccio. Il focus deve rimanere interamente sull’ ospite, capire chi abbiamo di fronte per rimodulare il servizio in modo sartoriale. Questa fluidità si riflette anche nella gestione del team, un’ accoglienza autentica può nascere solo da un gruppo che condivide lo stesso progetto”. L’ evoluzione è parte di questo percorso, la capacità di lasciare un segno distintivo:“ La trasformazione più importante che ho vissuto, e promosso, è il passaggio dal servire al prendersi cura. Poi c’ è il saper monitorare la sala con uno sguardo d’ insieme, un insegnamento appreso grazie a mio padre. Ho sviluppato il mio metodo analizzando i grandi modelli nazionali ed internazionali come Antonio Santini”.
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ph. Rosi di Stefano |
Cristina Romito
La capacità di osservare, l’ esperienza sul campo, ma anche la formazione scolastica:“ La formazione scolastica è fondamentale se impostata con una visione interdisciplinare e manageriale. Al lavoro di sala va restituita la dignità culturale che merita, ovvero di essere l’ architettura relazionale ed emotiva di tutto il progetto ristorativo”.
LUDOVICA RUBBINI,“ SALA È IL LUOGO DOVE L’ ACCOGLIENZA
DIVENTA RELAZIONE”“ Se dovessi definire oggi la sala, direi
che è il luogo dove l’ accoglienza diventa relazione. Quando ho iniziato il mio percorso, era spesso considerata un lavoro che chiunque poteva fare. Credo che questa visione sia profondamente cambiata. La sala richiede competenze sempre più complesse: capacità di comunicazione, intelligenza emotiva, cultura gastronomica, conoscenza del territorio, attenzione ai dettagli e capacità di lettura delle persone. È il punto di contatto tra ciò che accade dietro le quinte e ciò che l’ ospite vivrà e ricorderà. La tecnica rimane fondamentale, ma non basta più”.
Ludovica Rubbini
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ph. Chantal Arnts |
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