Giornale dell'Installatore Elettrico Ott 2026 | Page 14

14 PROTAGONISTI I GRUPPO MARIGLIANO

Il salto dai primi furgoni carichi di cavi alle quattordici divisioni specialistiche di oggi non è stato un’ evoluzione naturale del mercato. È stata una scelta.“ Perché oggi, per l’ installatore, la semplice disponibilità della lampadina o del cavo non rappresenta più l’ unico elemento discriminante. La tecnologia evolve a ritmi vertiginosi e i professionisti si trovano a gestire cantieri e commesse sempre più articolati e complessi. Per questa ragione, da ormai venticinque anni, abbiamo scelto di inserire stabilmente nella nostra squadra numerose figure tecniche di altissimo profilo. Le nostre 14 divisioni specialistiche sono nate proprio con un obiettivo chiaro: non vendere semplicemente un prodotto scatolato, ma offrire soluzioni avanzate e una consulenza tecnica a tutto tondo. Questo supporto affianca l’ installatore in ogni fase del suo lavoro, dalla progettazione iniziale fino alla scelta dei materiali più idonei. In questo modo il distributore cessa di essere un mero fornitore e si trasforma in un vero e proprio partner strategico per l’ impiantista.”“ È senza dubbio il futuro obbligato dell’ impiantistica moderna, e chi non lo comprende rischia di rimanere escluso dal mercato. Ormai i confini storici tra i diversi settori sono crollati. Pensiamo all’ installazione di una pompa di calore, di un impianto solare termico integrato al fotovoltaico con sistemi di accumulo, o della domotica applicata alla gestione della climatizzazione e del riscaldamento radiante: in ognuno di questi interventi, le competenze elettriche e quelle idrauliche si intrecciano in modo indissolubile. La creazione di punti vendita“ ibridi” nasce proprio per permettere all’ installatore di trovare sotto lo stesso tetto tutto il materiale necessario per l’ intero sistema-edificio. Lavoriamo a stretto contatto con i produttori leader per promuovere soluzioni integrate e fortemente innovative. Questo semplifica la vita
del professionista, che in questo modo ottimizza i tempi di approvvigionamento e può contare su un unico interlocutore tecnico, capace di dialogare con competenza su entrambi i fronti.”
La crescita degli ultimi anni porta anche altri nomi: Edif, Barcella, Energia Italia. Acquisizioni, non semplici operazioni di bilancio.“ Il mercato è cambiato profondamente: un tempo la crescita avveniva aprendo nuove filiali da zero, oggi la via maestra è l’ acquisizione strategica di realtà già radicate. Tuttavia, a me non interessa incorporare aziende in difficoltà o svuotate della loro identità. C’ è chi concepisce l’ espansione commerciale in modo aggressivo, puntando semplicemente a eliminare il concorrente per occuparne lo spazio fisico; io, al contrario, credo solo nei progetti che portano valore e continuità. Quando il nostro Gruppo pianifica un’ acquisizione, la mia prima preoccupazione è confermare il management locale al proprio posto. Chi ha guidato quell’ azienda fino a quel momento rappresenta un patrimonio inestimabile: conosce profondamente il territorio, parla la stessa lingua dei clienti e gode da sempre della loro massima fiducia. L’ installatore locale non deve percepire uno scossone, ma una continuità. Non imponiamo rigidamente il nostro modello standardizzato, ma cerchiamo di integrare le eccellenze reciproche. La nostra filosofia si basa su una logica di vera sinergia, dove l’ unione di due realtà deve generare un valore di gran lunga superiore alla loro semplice somma: il nostro sapere e il loro si fondono per dare vita a una forza nuova sul mercato.”
Tutto questo si è finanziato quasi sempre da dentro, tenendo il controllo saldamente in famiglia.“ Non si è trattato di un’ ideologia astratta, ma di una precisa scelta strategica focalizzata sull’ autonomia
operativa e sulla continuità dei valori. Preservare la governance e la maggioranza decisionale all’ interno della nostra famiglia ci ha garantito una libertà d’ azione e una rapidità di esecuzione che l’ ingresso di fondi d’ investimento o di grandi istituzioni finanziarie esterne avrebbe inevitabilmente condizionato. L’ importante è che la filosofia di fondo rimanga legata a logiche industriali e non a speculazioni finanziarie. Questo ci consente di pianificare investimenti coraggiosi a lungo termine, senza l’ assillo di dover giustificare le performance di ogni singolo trimestre a soggetti estranei alla visione dell’ azienda. Questa indipendenza economica è stata supportata da un rigore gestionale assoluto: la stragrande maggioranza delle risorse generate dalle attività è sempre rimasta all’ interno del perimetro aziendale per alimentarne lo sviluppo organico e le acquisizioni. Per noi mantenere il controllo strategico del business significa prima di tutto tutela della nostra identità e protezione dei nostri collaboratori. È un modello d’ impresa che coniuga la guida della famiglia con la valorizzazione delle competenze sul territorio, permettendoci di preservare quel volto umano e quell’ etica nei rapporti che consideriamo il vero motore di tutta la nostra crescita.”
Resta un’ ultima domanda, la più delicata per qualunque fondatore: cosa succede il giorno in cui lui non ci sarà più.“ Non è affatto un tabù, ma un processo naturale che abbiamo pianificato e metabolizzato da tempo con assoluta serenità. Un buon imprenditore si riconosce soprattutto
da come prepara la continuità della propria opera, assicurandosi che possa camminare stabilmente sulle proprie gambe anche quando lui non ci sarà più. L’ azienda ha funzionato, e continuerà a funzionare, perché ai miei figli e ai miei nipoti non ho trasmesso semplicemente un pacchetto azionario o una proprietà, ma ho tramandato uno spirito, un metodo e una solida cultura del lavoro. Nessuno è entrato qui dentro per diritto di nascita; le responsabilità di vertice non si ereditano con il cognome, ma si guadagnano sul campo. Sia i miei figli, Domenico e Luca, sia la terza generazione, hanno iniziato tutti compiendo una gavetta rigorosa, partendo dal magazzino a movimentare la merce e passando per il bancone ad ascoltare le esigenze degli installatori fino a ricoprire oggi importanti cariche dirigenziali. Inoltre, ho voluto creare la Holding Marigliano lasciando la stragrande maggioranza delle quote a figli e nipoti quando ero ancora in piena attività, dando loro fiducia e, soprattutto, la libertà di sbagliare, perché solo chi non agisce non commette errori. Oggi le nostre strutture e i nostri 15 brand godono di una totale autonomia operativa e manageriale. La strada è tracciata, le fondamenta sono solide e io sono assolutamente certo che il Gruppo continuerà a crescere con lo stesso identico orgoglio.”
Il docufilm racconta questo: un bambino di Napoli che a sette anni faceva la fila per un panino, diventato il presidente di un gruppo da 1,5 miliardi che continua a chiamare per nome oltre tremilacinquecento persone.
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