FORMAZIONE 41 profonda”, sia perché sono nate figure professionali che il vecchio sistema di lettere( A, B, C …) non riesce più a inquadrare, sia perché il meccanismo attuale di accesso alla professione, che Mati descrive con autoironia come un percorso“ per osmosi”, a contatto con un professionista per un certo periodo, non prevede alcuna verifica successiva sul fatto che quella competenza venga effettivamente mantenuta nel tempo. Da qui la proposta concreta: un curriculum professionale che, accanto al titolo acquisito, raccolga nel tempo le ore di formazione seguite, i lavori realizzati, le dichiarazioni di conformità prodotte. Non un“ creditificio”: Mati è esplicito nel respingere l’ idea di una formazione obbligatoria trasformata in un mercato di certificazioni fine a sé stesso, ma uno strumento che renda visibile, anno dopo anno, che chi ha ottenuto una qualifica continua a esercitarla e ad aggiornarla. La logica, sintetizza Mati, è che molte di queste attività di aggiornamento normativo e tecnologico gli installatori le svolgono già, spesso senza rendersene conto: il punto è renderle tracciabili. A rafforzare l’ urgenza di questo passaggio, secondo Mati, c’ è anche un meccanismo che dovrebbe già essere operativo: l’ obbligo, in vigore dal 1990, di verifiche a campione sugli impianti elettrici da parte degli enti competenti, un obbligo applicato finora“ in numero abbastanza irrisorio”. Se queste verifiche venissero condotte sistematicamente, la formazione diventerebbe“ quasi implicita”: chi non sa fare ciò che un controllo richiede è naturalmente portato ad aggiornarsi, senza bisogno di un obbligo formale calato dall’ alto.
Cosa cambia in cantiere
Per chi lavora oggi su impianti elettrici e affini, il messaggio che emerge da questo confronto non è allarmistico, ma nemmeno rassicurante per chi pensa di poter restare fermo. Le competenze digitali, normative ed energetiche non sono un’ aggiunta opzionale al mestiere, ma la base su cui si gioca la capacità di un’ impresa di intercettare lavoro qualificato e di selezionare, anziché subire, i propri cantieri. Per i progettisti, il punto è analogo: le scelte impiantistiche devono già oggi tener conto di un quadro normativo in evoluzione costante, dalla CEI 64-8 alle direttive sull’ efficienza energetica, e non possono più essere rimandate al momento dell’ e- secuzione. Sul piano della qualifica, la direzione indicata da Confartigianato è altrettanto chiara: il titolo preso anni fa resta un punto di partenza, ma la professionalità reale si misura, e in prospettiva si dovrà dimostrare, nell’ aggiornamento continuo documentato e nell’ operatività dei lavori eseguiti, suffragati dalle DiCo prodotte, da chi quel titolo lo porta avanti ogni giorno in cantiere. Confartigianato Impianti è da sempre sensibile alla crescita professionale dei propri associati anche attraverso le molte collaborazioni che si sono raggiunte in questi anni, al fine di offrire opportunità di valorizzazione del mestiere di installatore di impianti. La diffusione del sapere e delle conoscenze tecniche e non solo, rientra negli obiettivi di questo Consiglio e di quelli che ci hanno preceduto.
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