Giornale dell'Installatore Elettrico Feb/Mar 2026 | Page 52

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de). La resistenza al carico deve essere minima 5.400 Pa, il coefficiente di perdita di potenza con la temperatura non superiore a-0,37 %/° C, garanzia di prodotto almeno 10 anni e garanzia di rendimento minimo 90 % dopo i primi 10 anni di vita. Gli inverter devono avere rendimento europeo garantito pari ad almeno 97 %. La potenza dell’ impianto è vincolata tra 2 kW minimo e 1 MW massimo, comunque non superiore alla potenza disponibile sul punto di prelievo( vincolo del gestore rete).
Accumulo: dimensionamento e ruolo strategico
L’ accumulo è opzionale dal punto di vista normativo, ma rappresenta un elemento strategico dal punto di vista economico. Aggiunge complessità impiantistica ma aumenta significativamente l’ autoconsumo dell’ energia fotovoltaica, riducendo i prelievi dalla rete e migliorando il ROI dell’ investimento complessivo. La capacità è espressa in kWh; il costo specifico massimo ammissibile è 1.000 €/ kWh per il calcolo dell’ incentivo( oltre questo limite, l’ algoritmo utilizza comunque la soglia di 1.000 €/ kWh per determinare l’ incentivo massimo). Il dimensionamento pratico segue una regola empirica
: l’ accumulo dovrebbe equivalere al 30-50 % della produzione giornaliera stimata dell’ impianto fotovoltaico. Per un sistema da 5 kW( produzione media giornaliera ~ 13-15 kWh a seconda della stagione), un accumulo da 8-10 kWh fornisce una copertura adeguata della fascia serale senza costi sproporzionati. In inverno, quando la produzione FV è minore e i consumi di riscaldamento sono massimi, l’ accumulo gioca un ruolo secondario; in estate, invece, consente di sfruttare il surplus di generazione per ricaricare la batteria e coprire i consumi notturni. Il posizionamento dell’ accumulo nel circuito impiantistico può avvenire a monte dell’ inverter( lato CC, ovvero nel circuito in corrente continua) oppure a valle( lato CA, integrato nella gestione in corrente alternata). La scelta impatta sulla semplicità impiantistica: accumulo in CC offre migliore efficienza energetica( evita una conversione inverter), ma richiede controllori più sofisticati; accumulo in CA è più straightforward da installare, ma introduce perdite di conversione.
Gestione energetica e building automation
Senza un sistema di controllo dinamico, il fotovoltaico opera in modo passivo: produce
quando il sole c’ è, consuma quando serve, cede il surplus alla rete a tariffe molto basse. Per massimizzare il valore dell’ investimento, è indispensabile un’ automazione che orchestri la gestione della pompa di calore, il caricamento dell’ accumulo e il consumo degli apparecchi in funzione della produzione FV disponibile. Impianti senza automazione soffrono di un grave paradosso: prelevare energia dalla rete( pagandola integralmente) nelle ore di punta mentre l’ impianto FV sta producendo surplus che viene ceduto al gestore a tariffe ridotte( 0,08-0,10 €/ kWh). Un sistema di Building Automation programmato correttamente anticipa i consumi della pompa di calore nelle fasce di massima irradiazione, accelera il caricamento della batteria quando il FV produce picchi di potenza, e gestisce i carichi ausiliari( riscaldamento acqua sanitaria, ricerca di scenari di risparmio) sincronizzandoli alla disponibilità di energia rinnovabile. I dati dimostrano che questa gestione intelligente può incrementare l’ autoconsumo dal 40 %( impianto passivo) al 70-80 %, con un impatto economico annuale tra i 400 e gli 800 euro solo nella fascia residenziale.
Integrazione con la pompa di calore
La sinergia tra pompa di calore e fotovoltaico è il fondamento del Conto Termico. La pompa produce energia termica prelevando calore dall’ ambiente esterno( o dal terreno, o da una falda); il fotovoltaico fornisce l’ energia elettrica per alimentare il compressore. Senza questa sinergia, l’ efficienza della pompa rimane buona( SCOP 3,5-3,8), ma il costo dell’ energia elettrica resta sostenuto. Con il fotovoltaico, il cliente riduce drasticamente la bolletta elettrica, anticipando i consumi della pompa alle ore di produzione FV. Il dimensionamento della pompa calore condiziona direttamente la taglia del fotovoltaico. Una pompa da 12 kW assorbe, in zona climatica D, circa 15.000-16.000 kWh di energia termica annuale per coprire il fabbisogno di riscaldamento e ACS; questo si traduce in circa 4.200-4.500 kWh di consumo elettrico equivalente( diviso SCOP 3,5-3,8). Sommato ai consumi ordinari, il fabbisogno fotovoltaico è determinato dalla pompa, non viceversa. Un errore frequente è scegliere dapprima la taglia del FV in base a considerazioni di spazio disponibile sul tetto, poi adeguare la pompa; il metodo corretto è l’ opposto: dimensionare la pompa sul fabbisogno termico reale, quindi calcolare il FV in base al fabbisogno energetico equivalente risultante. Il timing della distribuzione dell’ incentivo è sincronizzato tra i due componenti: se la pompa calore ha potenza inferiore a 35 kW, gli incentivi si distribuiscono su 2 anni; se superiore a 35 kW, su 5 anni. Entrambi gli interventi( pompa + FV + accumulo) seguono lo stesso ciclo di rateizzazione, semplificando l’ amministrazione verso il GSE.
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