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L’ articolazione del decreto: quattro titoli operativi
Il Conto Termico 3.0 non è un flusso unitario, ma una struttura articolata in quattro titoli, ciascuno con beneficiari, intensità e requisiti propri. Il Titolo II riguarda gli interventi di efficienza energetica su edifici esistenti: isolamento termico dell’ involucro, sostituzione di finestre e porte-finestre, illuminazione a LED, building automation. Qui accedono le Pubbliche Amministrazioni, gli Enti del Terzo Settore non economici, e i privati, ma questi ultimi sono ammessi solo se l’ edificio ricade in ambito terziario( alberghi, uffici, negozi, strutture ricettive). Un privato proprietario di una villetta residenziale che desideri coibentare la copertura non può usare il Conto Termico per questo intervento. Dovrà ricorrere a altri strumenti, come le detrazioni fiscali( Ecobonus). Il Titolo III copre gli interventi di produzione termica da fonti rinnovabili e sistemi ad alta efficienza: pompe di calore, impianti solari termici, caldaie a biomassa, sistemi ibridi factorymade, scaldacqua a pompa di calore. Qui convergono PA, ETS, privati( sia in residenziale sia in terziario) e imprese. È il titolo
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di accesso più inclusivo e, per questo motivo, il più rilevante dal punto di vista del mercato. Il Titolo IV prevede un contributo per l’ esecuzione di diagnosi energetica preliminare. È riservato alle Pubbliche Amministrazioni e agli Enti del Terzo Settore, non per i privati. Il Titolo V contiene disposizioni specifiche per imprese e Enti del Terzo Settore economici, con vincoli sulla riduzione dei gas serra e sulla tipologia di interventi ammissibili. Questa articolazione è rigida. Una decisione di categoria edilizia |
e una scelta di titolo di accesso non sono reversibili. Un cliente che si accorge di avere categoria catastale residenziale non può retroattivamente usare Titolo II. Deve usare Titolo III, e se l’ intervento da lui desiderato( es., isolamento) non rientra in Titolo III, ricorre ad altri incentivi.
Le intensità di incentivo: la geografia del finanziamento
Le intensità incentivanti variano significativamente in base al beneficiario e al titolo. Non è un dettaglio amministrativo, è il
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moltiplicatore che determina la convenienza economica dell’ intero intervento. Nel Titolo II, le Pubbliche Amministrazioni e gli Enti del Terzo Settore non economici beneficiano di un’ intensità del 65 % della spesa ammissibile. Hanno anche l’ opzione di raggiungere il 100 % se l’ intervento genera un edificio a energia quasi zero( nZEB) o se ricade in piccoli comuni con popolazione inferiore ai 15.000 abitanti. I privati accedono al Titolo II solo in ambito terziario, con un’ intensità base del 45 %, incrementabile al 55 % se l’ intervento comporta una riduzione dell’ energia primaria superiore al 40 %( multiintervento), fino a un massimale del 65 % considerando la cumulabilità di bonus dichiarati. Le imprese partono da un’ intensità inferiore: il 25 % base, elevabile al 45 % per le piccole e medie imprese, con massimale 65 %. Nel Titolo III, la struttura è leggermente diversa. PA e ETS non economici mantengono il 65 %, con possibilità di 100 % nei Comuni piccoli. I privati, indipendentemente dal fatto che operino in ambito residenziale o terziario, accedono al 45 % base, incrementabile fino al 65 % in caso di multi-intervento. Le imprese seguono lo stesso schema: 45 % base, fino 65 % per PMI. Un aspetto che genera frequente confusione: i bonus sono cumulabili in intensità, non sommabili aritmeticamente. Se un’ impresa realizza un intervento Titolo III e accede a un bonus interno( riduzione di energia primaria) e a un bonus esterno( una detrazione fiscale al 65 %), non somma le percentuali. Applica il massimale della sua categoria, che rimane fisso. In questo caso: 65 % Conto Termico 3.0 per l’ intervento, con la detrazione fiscale richiesta sepa- |