Giornale dell'Installatore Elettrico Feb/Mar 2026 | Page 12

Ecobonus e Bonus ristrutturazione rimangono i due strumenti più potenti della transizione energetica, ma il quadro si è frammentato. Come orientarsi tra due binari che non sempre si sovrappongono

10 PRIMO PIANO I ECOBONUS E BONUS RISTRUTTURAZIONE

Detrazioni fiscali 2026: la scelta che conta

Ecobonus e Bonus ristrutturazione rimangono i due strumenti più potenti della transizione energetica, ma il quadro si è frammentato. Come orientarsi tra due binari che non sempre si sovrappongono

Le detrazioni fiscali rimangono lo strumento più potente per far decollare i lavori di efficienza energetica nel mercato privato; tuttavia, il quadro normativo si è frammentato: non esiste più un’ unica agevolazione universale che copre tutto. Oggi gli installatori e i progettisti devono muoversi su due binari paralleli – l’ Ecobonus e il Bonus Ristrutturazione – che non sempre si sovrappongono e che rispondono a logiche diverse. Capire quale scegliere, quando combinarli, e quali errori evitare rappresenta la differenza tra cantieri redditizi e insolvenze progettuali.

L’ Ecobonus: efficienza energetica pura
L’ Ecobonus rimane lo strumento più tarato per l’ efficienza energetica pura, poiché non riguarda ristrutturazione generica, bensì solo interventi che migliorano le prestazioni termiche e impiantistiche: pompe di calore, pannelli solari termici, sistemi ibridi, caldaie a biomassa, impianti fotovoltaici, sistemi di accumulo. È escluso invece il ricorso a caldaie a gas tradizionali o a condensazione, la cui sostituzione non rientra più negli
interventi finanziabili dal 2025 in avanti. La logica sottostante è semplice e lineare: qualora l’ intervento migliori la classe energetica dell’ edificio o riduca i consumi, lo Stato cofinanzia una parte della spesa. Nel 2026, le aliquote rimangono stabili, almeno fino a fine anno, con una detrazione al 50 % per la prima casa e al 36 % per le altre abitazioni. Non è un incentivo marginale: significa che su 100.000 euro di lavoro, una famiglia recupera 50.000 euro in
10 anni di dichiarazioni dei redditi, e il cliente sente il beneficio diretto nelle proprie finanze. Il massimale di spesa è fissato a 30.000 euro per pompe di calore, caldaie a biomassa e solari termici, mentre per fotovoltaico e accumulo il massimale sale a 96.000 euro. Queste soglie definiscono il budget oltre il quale la detrazione non si applica, e rappresentano il perimetro entro cui operare. Quando si parla di pompa di calore, l’ ENEA è preciso nella definizione
normativa: rientrano le pompe aria-aria, aria-acqua, geotermiche e acqua-acqua, inoltre anche gli scaldacqua a pompa di calore pensati per produrre acqua calda sanitaria. Se il cliente vuole passare da una caldaia a biomassa a una pompa di calore, oppure da un sistema di riscaldamento meno efficiente a una soluzione ibrida( pompa di calore abbinata a integrazione per i picchi invernali), entra tutto nel computo: il costo dell’ apparecchio, dell’ installazione, dell’ allaccio idraulico, dello smontaggio del vecchio sistema e ogni altra spesa connessa. Niente è escluso purché documentato e coerente con il progetto. Questa è la strada ideale per clienti che dispongono di consumi molto alti in riscaldamento oppure per chi intende decarbonizzare la propria abitazione. L’ Ecobonus attrae il cliente che sa di consumare troppo durante i mesi invernali, oppure chi ha approfondito i criteri CAM e vuole adeguarsi rapidamente agli standard. La marginalità rimane buona poiché il cliente sa che recupererà metà della spesa in detrazioni, il che consente ai professionisti di proporre soluzioni di qualità senza compromessi commerciali sul prezzo.
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