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Muro vegetale del Museo del quai Branly © Patrick Blanc cisco per un muro realizzato unicamente con piante della zona. Per Parigi o Milano è diverso, non esistono così tante piante endemiche, e scelgo specie diverse, è una continua sperimentazione e ogni muro è unico. I muri vegetali possono essere anche una soluzione ai problemi delle emissioni di CO2, di rialzo delle tempe- rature, dell’inquinamento? I muri vegetali sono importanti per diversi aspetti. Innanzi- tutto, per l’effetto psicologico di uno spazio verde nel cuore di una città, di un hotel, di un centro commerciale. È una realtà diversa dal giardino, dove si sceglie di andare. Con il muro vegetale, invece, si scopre un frammento di natura dal mondo, con una varietà di specie incredibile. È la na- tura che arriva inattesa e diretta in una strada, in una casa. L’effetto psicologico è molto importante, oggi che si vive soprattutto in città. Come è importante la protezione della biodiversità: uccelli, farfalle e altri animali trovano rifugio qui, nel cuore dei centri urbani. E naturalmente le piante dei muri vegetali svolgono il loro ruolo di filtri naturali, purificano l’aria, assorbono le polveri e i microrganismi, grazie all’umidità e a un effetto elettrostatico che arriva persino a catturare e assorbire il fumo delle sigarette. E ancora, i muri vegetali, per esempio in un centro commerciale, contribuiscono a ridurre i consumi di energia con la loro capacità di modulare la temperatura, più fresca in estate, più calda in inverno, e svolgono una funzione importante di isolamento acustico. Davvero un equilibrio perfetto! Per adattarsi ai cambiamenti climatici le città devono quindi trasformarsi in città verdi? Assolutamente sì. A Parigi, per esempio, la scorsa estate è stata molto calda, nella mia strada la temperatura è salita fino a 43°, ma all’interno 15 gradi in meno e raggiunti in modo naturale: l’evaporazione delle piante assorbe calore. Giardino Vinet, Bordeaux © Patrick Blanc Pagina 7