Si è spenta la voce critica capace di costruire e unire banca
COLTIVARE LA SPERANZA
Marcello Farina: addio al“ prete filosofo”
Si è spenta la voce critica capace di costruire e unire banca
Lutto in Trentino: si è spento nella notte di venerdì 28 novembre all’ età di 85 anni don Marcello Farina. Divulgatore di temi filosofici e religiosi, si è dedicato allo studio della zona di confine tra fede e pensiero, del quale restano diversi libri. Nato a Balbido l’ 11 ottobre 1940, era stato ordinato a Trento nel 1965. È stato viceparroco ad Arco dal 1965 al 1967 e a Trento-San Vigilio dal 1967 al 1971, e catechista a Trento dal 1971 al 1978. Ha insegnato filosofia nelle scuole superiori del capoluogo, all’ Università di Trento e al Corso superiore di scienze religiose di FBK. Nella comunità trentina, nella Chiesa e nel mondo intellettuale lascia un grande vuoto, una testimonianza preziosa e un ricordo caro e commosso. Qui di sèguito riportiamo un suo articolo pubblicato su Dialogo quasi trent’ anni fa, in cui si rivolgeva ai nostri soci in occasione del Natale del 1997.
COLTIVARE LA SPERANZA
Costruire futuro
S’ apre un tempo, quello che ci prepara a Natale, che porta con sé una carica emotiva molto umana: quella dell’ attesa, della speranza, del futuro. È come se ciascuno venisse invitato a cogliere, da una parte, tutte le difficoltà e i limiti del presente, del quotidiano e, dall’ altra, a fidarsi del futuro, del“ dopo”, come capace di contribuire a rendere più vivibile la vita. Chi non riconosce, infatti, il benefico influsso che può giocare l’ idea del“ nuovo”, dell’ inedito, del“ non ancora-sperimentato” per ogni uomo e per ogni donna, che non rinuncia a realizzare il proprio progetto di vita? Occorre coltivare la speranza, occorre“ fidarsi” del futuro! Ci sono, però, due ostacoli, tipici della cultura di oggi, che contribuiscono a rendere difficile la speranza e a progettare il futuro. Il primo dipende dal concepire la storia dell’ uomo non più come continuità, ma come rottura. Ciò vuol dire che, per molti, il futuro, il domani non viene concepito come l’ effetto, la conseguenza del passato e del presente, ma come un tutto nuovo, diverso, perfino“ migliore”. Il che è come dire che lo sforzo di oggi, l’ impegno, la responsabilità possono venir allentati, tanto“ il dopo sarà certamente migliore del prima”; il futuro, cioè, non viene recepito come“ conseguenza” di un progetto di più largo respiro. Per restare entro l’ ambito dell’ attività della Cassa Rurale, sarebbe come pensare che il suo successo e, quindi, la sua prospettiva di sopravvivenza non dipenda dai progetti elaborati e resi concreti quotidianamente.
Con ciò si esaspera il ruolo del futuro e la speranza cade nel vuoto. Il secondo ostacolo dipende dal concepire la storia dell’ uomo come rivolta soltanto al benessere dell’ individuo e non a quello della comunità. È come se un grido attraversasse il nostro tempo, attento soltanto a progettare“ salvezze private”, personali, un“ si salvi chi può” che distrugge ogni possibilità di condivisione, di solidarietà, di orizzonti larghi capaci di aggregare un’ u- manità variegata portatrice di quella ricchezza tipica del molteplice, del plurimo, della totalità. Sarebbe come pretendere che la Cassa Rurale facesse solo i“ miei interessi”, promuovesse unicamente“ i miei profitti”, si impegnasse a dimensionare i suoi programmi“ sui miei debiti e crediti”. In questo contesto si impoverisce il ruolo del futuro e la speranza muore per asfissìa. La speranza, sollecitata dalla tradizione ebraico-cristiana, può accompagnarci, perciò, soltanto se coltiviamo” orizzonti interi”, cioè la continuità dell’ impegno dentro la storia e la solidarietà, come legame di condivisione nei confronti di un’ umanità, che tutti vorremmo più giusta e più pacifica. Ma“ è sempre un prodigio sperare!”, ci ricorda David Maria Turoldo.
Marcello Farina
Don Marcello Farina Foto: Alberto Folgheraiter
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