banca l’ editoriale del Presidente
di Enzo Zampiccoli
Un viaggio tra memoria e presente:
eredità e responsabilità di una generazione
soci,
Cari soci,
La generazione nata tra la fine della Seconda guerra mondiale e i primi anni Sessanta può oggi interrogarsi: può dirsi soddisfatta di quanto vissuto e delle straordinarie trasformazioni cui ha contribuito in modo determinante? O, al contrario, ha motivi per rimproverarsi qualche scelta discutibile, qualche occasione mancata? Indubbiamente abbiamo attraversato un’ epoca unica, caratterizzata da un’ evoluzione sociale, economica e culturale senza precedenti. Basta volgere lo sguardo a una fotografia del nostro territorio negli anni Cinquanta o Sessanta per comprendere quanto radicale sia stato il cambiamento: ampi spazi liberi da costruzioni, contadini con carro e buoi, piccoli camion a metano, tricicli carichi di frutta e verdura, mercati di bestiame nelle piazze cittadine. Scene oggi quasi non immaginabili. Era una società forse più povera e semplice, ma con esigenze ridotte e un ritmo di vita meno frenetico; qualche attenzione in più all’ ambiente sarebbe stata però possibile ed opportuna. Anche i sistemi economici e i rapporti contrattuali erano diversi: bastava una stretta di mano, talvolta suggellata da un gesto simbolico, per sancire un accordo. I“ furbi”, se così li possiamo chiamare, esistevano già allora, ma il controllo sociale era forte e la loro reputazione compromessa per sempre. Gli avvocati si contavano sulle dita di una mano. La contabilità di negozi e piccole imprese era spesso affidata alla memoria del titolare o, in casi più complessi, a semplici registri manuali. La macchina da scrivere- Olivetti per eccellenza- non ammetteva errori, pena la riscrittura dell’ intera pagina. Il fisco esisteva, ma con un’ impostazione meno opprimente: poche imposte, poche scadenze, burocrazia contenuta. Il concetto stesso di globalizzazione era sconosciuto: i commerci erano regolati da barriere doganali e ogni nazione custodiva un proprio equilibrio produttivo. Era certamente un mercato limitato e preoccupa veramente la reintroduzione di dazi protettivi che penalizzano popoli e nazioni. Gli amministratori pubblici erano figure di riferimento, spesso guidate da un’ etica irreprensibile e da un genuino spirito di servizio, indipendentemente dal credo politico, anche se le eccezioni non mancavano.
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