Dialogo n. 02-2025_web | Page 15

cultura

ACCADEMIA ROVERETANA DEGLI AGIATI di Scienze, Lettere ed Arti

UNA STORICA ISTITUZIONE CHE GUARDA AL FUTURO

LE ORIGINI
Nei primi decenni centrali del secolo XVIII Rovereto rappresenta un enclave imperiale incuneata fra territori diversi dai quali è separata per pochi kilometri: la Repubblica veneta a sud, a nord il Principato vescovile, feudo ecclesiastico e sede della Diocesi. Rovereto vive un periodo di grande benessere economico e di fioritura intellettuale. All’ arricchimento delle famiglie fa seguito anche un nuovo assetto urbanistico con la progettazione del Corso Nuovo Grande( ora Corso Bettini), degli eleganti palazzi e del teatro che si affacciano su di esso. In questa straordinaria temperie economico-culturale si distingue la famiglia Saibante che abita una casa nell’ attuale borgo S. Caterina. Nel 1748 la Casa diventa la sede di una piccola‘ conversazione’, alla quale prendono parte Bianca Laura, donna di grande talento avviata allo studio della Letteratura da Girolamo Tartarotti, il fratello Francesco, i letterati Antonio Festi e Felice Givanni, entrambi insegnanti di retorica presso il Ginnasio di Rovereto, e Giuseppe Valeriano Vannetti che intreccia un rapporto di amicizia ben presto approdato a un legame matrimoniale con Bianca Laura. La domestica conversazione si trasforma in una privata Accademia che ospita personalità di rango. Ai cinque fondatori si unirono subito gli amici Gian Battista Graser, anch’ egli professore al Ginnasio, il medico Simone Francesco Festi ed il sacerdote Giuseppe Francesco Frisinghelli; Clemente Baroni Cavalcabò e Valeriano Malfatti, già da tempo abituali frequentatori del salotto di casa Saibante. Non mancano in questi primi anni figure femminili di spicco aggregate all’ Accademia come Laura Bassi, prima
docente all’ Università di Bologna, Cristina Roccati,‘ Principe’ dell’ Accademia dei Concordi di Rovigo e Luisa Bergalli, poetessa veneziana. Viene scelto il nome Academia Lentorum che sta a significare il costante procedere di chi, aspirando al vertice della conoscenza, affronta ad agio e con pazienza il faticoso e tortuoso cammino verso il sapere. Nella traduzione italiana: Accademia degli Agiati. Da qui nasce il modello della prima impresa: la piramide sulla quale si arrampica un chiocciolino e il motto petrarchesco: Giunto il vedrai per vie lunghe e distorte... Il numero degli iscritti in 15 anni passava da 5 a 463 soci italiani e stranieri e l’ Accademia diventava in breve uno dei centri propulsori di collegamento fra cultura italiana e cultura tedesca. Gli Agiati davano vita a un concreto progetto illuminista di società accademica fondata sul rispetto delle differenze linguistiche, culturali e religiose, non votata al solo ozio letterario, ma alla divulgazione del sapere scientifico e antropologico mediante una fitta corrispondenza che testimonia una vasta rete di collegamenti internazionali e una circolazione libraria concomitante alla nascita della Biblioteca che rivela un’ Accademia dotata ormai di una propria identità e rappresentatività culturale. Si affrontano autori come Cartesio, Locke, Newton e Montesquieu. L’ Accademia si ispira dunque a un sapere enciclopedico( Arti, Lettere e scienze), che rimane una caratteristica viva tuttora. Il 29 settembre 1753 l’ Imperatrice d’ Austria, Maria Teresa, in qualità di contessa del Tirolo che esercitava la sovranità sul distretto roveretano, sottoscriveva con il suo sigillo il diploma di rico-
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