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BRETAGNA - BRUXELLES mosaico a frammenti di un ritorno FABIO CIRIACHI Frammento numero 1, ovunque, sempre: “Ho un tale bisogno di essere amato che mi basta non infastidire l’altro per sentirmi così soddisfatto da essergli grato”. Fabio Ciriachi (Roma, 1944). Ha pubblicato tre raccolte poetiche, un libro di rac- conti e i romanzi Soprassotto (Pa- lomar, 2008), L’eroe del giorno (Gaffi, 2010, pre- mio”Passioni”), Le condizioni della luce (Gaffi, 2013) e Uomini che si voltano (Coazin- zola press, 2014). È traduttore dal francese e ha col- laborato alle pa- gine culturali de la Repubblica, il manifesto, l’Unità. Frammento numero 2, 22 agosto 2014, sulla corriera da Lampaul Plouarzel a Brest: “Siete tutte piene di profumi e io non ho la minima idea del vostro vero odore. Perché lo nascondete? Forse tra voi la natu- ralezza del corpo è considerata un handicap? Sappiate che, per me, quanto togliete all’olfatto, coi profumi, lo togliete anche alla vista indos- sando la vostra inguardabile divisa di eleganze alla moda. Chi siete ve- ramente? Resta, a salvarvi ai miei occhi, quanto per una relativa conoscenza della lingua non arrivo a capire delle cose che velocemente vi dite. Oltre a una indiscutibile grazia. A volte, nei gesti; altre, nella voce”. Frammento numero 3, alla stazione di Brest: “Il finis terrae, di cui que- sti luoghi bretoni sono esperti da secoli, ha il suo correlativo formale nella facciata a mezzo tondo della stazione ferroviaria di Brest. Somiglia, quella facciata, all’incalcolabile numero di sguardi d’ansia e attrazione ri- volti all’estremo punto di un lontano d’acqua senz’altro rimedio di cono- scenza che spingervisi su nave con rischio di naufragio. La vista di chi indugia sul bordo estremo della terra, penetra come un cuneo dove il corpo ancora non osa spingersi, e a forza di scavare metri su metri in quella fatica di aria e acqua infinite, un po’ alla volta la punta del vedere si smussa, si leviga, s’arrotonda. Al momento della resa, senz’altra cer- tezza del nulla intravisto, anche lo sguardo più acuminato ha assunto una forma analoga a quella che la facciata della stazione celebra come fosse un monumento ai tanti che, dal limite dell’acqua, dopo aver sognato, in desiderio, di accettarne la sfida mortale, sono tornati nel possibile di una terra quotidiana così poco attraente da non permettere di coglierne ne-