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Cristiana Danila Formetta, La numero nove lo piazza sotto gli occhi di Madame. Lei lo ringrazia con finta umiltà, e si rivolge di nuovo a noi. «Vieni qui numero nove, le altre possono andare». Dalla fila si alza un mormorio di disappunto, forse perché il cliente dà l’impressione di essere molto ricco, quindi molto generoso con le ragazze. Ma a giudicare dalle loro facce quando mi sono sfilata il kimono, c’è del- l’altro. Stamattina non mi sono depilata tutta la fica come ha ordinato Ma- dame. La cosa l’ha mandata in bestia, e di sicuro ha fatto inorridire le altre ragazze ma è stato proprio questo dettaglio a favorire me invece di una di loro, magari la numero quattro o la sette che sono più belle di me. Il punto è che in questo mestiere occorre metterci un pizzico di psicolo- gia. Bisogna capire gli uomini, inquadrarli, classificarli, perché non siamo noi la merce ma loro. Il cliente speciale di stasera è un uomo maturo con un sano appetito sessuale. Ovvio che non riesca a mandar giù l’idea di sverginare una che ce l’ha come la nipote di dodici anni. Lo so io, e adesso l’ha capito pure Madame. Glielo leggo negli occhi che mi ha perdonato. «Benvenuta al Club Monaco» dice, porgendomi la mano in segno d’intesa. «Farai molta strada qui».