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Francesca Mazzucato, La seduzione disperata e la Rote Fabrik. Una mappa. zata, risposte automatiche, cancellazione (di impegni, di persone, di ram- marichi, di oggetti che ho rotto, di messaggi che non ho mandato, di pro- grammi che non ho fatto). Manchi e monopolizzi tutto. Faccio fatica a uscire, esisto solo dopo le 18 ed è già difficile, esco rasente ai muri, mi- metizzandomi. Poco. Se posso non lo faccio. Da allora non ci vediamo, più niente, il mio mondo è andato fuori asse. Adesso c’è concordanza di tempi e di cose ma un vuoto feroce, il fegato, il cuore e il reticolo venoso sono fermi, bloccati, rimasti con te. Nella mancanza, l’ossessione. Mi muovo sempre come un’animale ferito, pallida, affaticata. Mi sono abi- tuata al tuo corpo e adesso, insieme al tuo corpo, mi manca tutto quello che ero con te, che ero accanto a te, che avevi ribaltato fuori da me, mi manca e ho paura. Non so come uscirne, ritorna quel sorriso, riprovo a gettarlo, non funziona. Non so più se sarò capace di seduzione disperata, di quella messa in scena grandiosa. Ho perso i contatti col pittore, sempre recluso nel suo studio fra i suoi demoni, senza pompini, di certo con la pipa e il vino rosso e magari un po’ di nostalgia. Ho sempre paura, soprattutto al mattino. Libri, musica, luoghi, scritture e persone che in qualche forma attra- versano e hanno a che fare con questo breve racconto. Miriam Toews, I miei piccoli dispiaceri, Marcos y Marcos Andrea Gelli Gare du Nord, Parigi Zurigo Ben Lerner Debussy Francesca Marzia Esposito Joan Didion Juliette Binoche