Critica Massonica N. 0 - gen. 2017 | Page 104

anche a detrimento di altri, dunque anche la libertà non è un valore assoluto ma sussidiario.
I concetti di libertà e di fratellanza sono presenti nei primi documenti massonici inglesi assieme ad un altro, la moralità, valore che per la prima massoneria inglese era a fondamento del proprio esistere. Si deve però accettare che inizialmente l’ uguaglianza è un valore che non appare in primo piano rispetto alla libertà e alla fratellanza che erano un esplicito richiamo ai valori delle antiche corporazioni. Per la Massoneria britannica del XVII secolo e dei primi decenni del XVIII è da dubitare che il concetto di iniziaticità massonica avesse lo stesso senso che ha oggi. Dal poco che si sa quelle logge erano una forma associazionistica con carattere solidaristico e forme cerimoniali ritualistiche. Dei rituali erano svolti sicuramente ma un rituale non necessariamente ha in sé un significato iniziatico. Libertà e uguaglianza sono nozioni che fanno parte di un excursus culturale che nacque nella Greca antica per arrivare a oggi, passando tra innumerevoli modi di intenderli al cambiare della società, della cultura e del linguaggio. Dunque non sono caratterizzati da uno specifico significato. La libertà in un’ epoca e cultura in cui la società era caratterizzata dalla schiavitù e dal servaggio, era un valore primario tale per cui la persona libera era socialmente superiore di alcuni gradini al servo e allo schiavo. Se si vuole cercare un senso iniziatico in questi tre concetti si deve pure ammettere che solo la fratellanza ha un qual senso di iniziatico. Un gruppo che si raccoglie attorno a certi principi e scopi oggettivamente affratella i suoi membri e quanto più il gruppo è chiuso tanto più si afferma tale valore. In tutti i gruppi iniziatici umani con un senso più o meno forte di affratellamento ci sono delle differenze tra i suoi membri, differenze date dai criteri costitutivi del gruppo. Nei gruppi costituiti da non schiavi o non servi sussistono delle gerarchie, in genere date dall’ esperienza e dalle conoscenze, però queste gerarchie non mettono in difetto la libertà dei singoli ma semplicemente rimarcano delle differenze; il maestro e il discepolo sono diversi ma ambedue liberi, così come l’ operaio e il capomastro, in ogni caso sono affratellati dall’ appartenenza al gruppo, con la conseguenza quasi naturale di sviluppare delle forme di solidarietà tra i membri del gruppo.
Ho accennato sopra ad un tema che gli storici della Massoneria e gli ermeneuti del linguaggio massonico non affrontano con il dovuto impegno: la morale come valore fondante della nascente Massoneria e affermato esplicitamente nel primo articolo delle Costituzioni dei Liberi Muratori del 1723. Intendiamoci, in quei tempi morale ed etica erano sinonimi, e la parola aveva tanto la valenza relativa a principi di convivere sociale quanto a principi spirituali. È interessante notare che questo valore con il tempo perse la sua priorità rispetto a quelli prettamente illuministici e la cosa si concretizzò alla fine del Settecento con l’ affermazione assoluta dei valori di libertà, uguaglianza e fratellanza. Il Massone all’ inizio doveva essere innanzitutto una persona dotata di morale e la partecipazione alla Massoneria doveva rafforzare e incrementare la sua moralità,
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