Critica Massonica N. 0 - gen. 2017 | Page 102

essere meno che fenomeno naturale.
La questione è di lana caprina, il vero effetto della gerarchia dei gradi è assumere poteri superiori, cosa osservabile con facilità, e non conoscenze superiori, cosa non definibile con altrettanta facilità anzi impossibile da definire. Tutto sarebbe superabile, sanando problematiche altrimenti irrisolvibili, con l’ eliminazione di ogni giustificazione esoterico-iniziatica e chiarendo che il grado superiore è la conferma di maggiori responsabilità dentro la loggia e la Gran Loggia, responsabilità sostanzialmente riferite alle funzioni organizzative e amministrative. Inspiegabilmente ciò non avviene, anzi è negato con fermezza. Questa negazione è derivante dall’ indiscutibile volontà di non abbandonare i richiami ai plurimi, difformi e tra loro incompatibili esoterismi che ingigantiscono i rituali.
L’ idea principe, da ripetere sempre, nel pensiero massonico lessinghiano, è il valore dell’ uguaglianza. Osservando con attenzione, i due valori, tolleranza e uguaglianza, se hanno presupposti ideologici comuni hanno, o meglio avevano in quell’ epoca, riflessi ben dirompenti. La tolleranza era un valore in definitiva non particolarmente dirompente, potendosi sempre interpretare come comportamento individuale e quindi senza valenze sociali o peggio politiche. Nell’ epoca del Lumières francese la tolleranza era un valore che doveva essere imposto o almeno insegnato dalle classi al potere e non certo alle classi subordinate, in realtà più che predicare la tolleranza surrettiziamente si attaccava l’ intolleranza. In definitiva era un principio e non una prassi concreta.
Al contrario il valore dell’ uguaglianza, quello sì aveva un valore dirompente sotto ogni aspetto. Esso minava un’ intera struttura socio-culturale e in particolare i delicati e ormai fragilissimi equilibri di potere tra le differenti classi sociali. Nell’ ottica assolutistica di rigida separazione e gerarchia tra le classi ove i privilegi d’ ogni sorta erano riservati a una sola classe al massimo a due, nobiltà e clero, l’ uguaglianza era un’ indiscutibile dichiarazione di guerra al sistema di potere.
Per Lessing tutto questo era ben chiaro, egli legava quindi la tolleranza innanzitutto alla uguaglianza, intesa questa come valore primario. Anche se non lo esplicita in modo preciso l’ altro valore conseguente all’ uguaglianza ma sussidiario è la fratellanza. Solo tra uguali si può riconoscere di essere fratelli nell’ umanità, è palese che i disuguali in qualche cosa non possono essere affratellati in quel qualcosa. Egli riconosceva che gli esseri umani sono profondamente diversi per ragioni culturali, di lingua, di costumi dati dalle differenze geografiche e di clima. Ma queste differenze nella sua logica di utopismo realizzabile potrebbero essere superabile. A ben vedere Lessing di ciò era poco convinto, si rendeva conto che se le differenze sono naturali, le uguaglianze sono innaturali, un qualcosa che non esiste in sé ma deve essere conquistato. Inoltre egli era decisamente indocile all’ idea che le strutture sociali, nate sulla riaffermazione delle disuguaglianze, fossero in grado di assicurare il bene universale. Si dibatteva in un paradosso dal quale non seppe uscire, dimostrandolo proprio nei suoi Dialoghi per Liberi Muratori quando sconsolato afferma che le differenze dentro la Massoneria sono lo specchio delle differenze sociali e culturali. Se lo Stato e le costituzioni non possono
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