CLIMA IMPIANTI_Settembre 25 | Page 39

its • hvac ti, ingegneri, amministratori, gestori, consulenti. In assenza di un coordinamento strutturato, il rischio di errori o di non conformità è altissimo. Solo un modello organizzativo solido, basato su una pianificazione condivisa e una comunicazione continua, consente di raggiungere gli obiettivi nei tempi previsti e con la qualità attesa. In ultima analisi, la vera leva del cambiamento è costituita non solo dalla tecnologia, ma dalla capacità collettiva di fare sistema e di evolvere. Ecco perché si parla sempre più spesso di transizione culturale: è la cultura organizzativa a indirizzare le scelte e i processi. Solo un sistema organizzativo in grado di mettere le persone al centro, valorizzandone le competenze e orientandole in una visione condivisa, può affrontare con successo il processo di transizione.
Come vede il futuro della progettazione e del progettista? Il futuro della progettazione si preannuncia come un percorso di trasformazione continua, che richiederà al progettista un’ evoluzione costante. Sarà un futuro certamente complesso, ma anche ricco di opportunità, per chi saprà coglierle con visione e consapevolezza. Il progettista del domani dovrà essere sempre più versatile, multidisciplinare e digitale. Non sarà sufficiente conoscere a fondo le tecniche impiantistiche o le norme vigenti: occorrerà anche saper interpretare gli scenari e anticipare i cambiamenti. La progettazione non potrà più essere un’ attività isolata, ma si trasformerà in un processo sistemico, che incrocia molteplici discipline. Il progettista sarà chiamato ad affiancare le scelte strategiche: la sua figura acquisirà un ruolo centrale nei processi decisionali, contribuendo all’ efficienza dell’ intero ambiente costruito. Sarà fondamentale saper coniugare strumenti digitali avanzati( BIM, simulazioni dinamiche, intelligenza artificiale) con una solida cultura progettuale e una visione orientata alla sostenibilità. In questo senso, la progettazione diventerà sempre più predittiva, adattiva e circolare, capace di valutare gli impatti nel tempo, di adattarsi a usi mutevoli. Occorrerà pensare in termini di ciclo di vita e di rigenerazione. Ma non basteranno strumenti e conoscenze: il progettista dovrà essere anche un facilitatore di processi, capace di ascoltare e mediare, generando valore condiviso. In definitiva, la transizione energetica sarà anche una transizione della progettazione( più consapevole, etica, umana) e del progettista. Una progettazione che sappia unire competenza tecnica e responsabilità sociale, visione ambientale e intelligenza organizzativa. E sarà proprio questa integrazione( tra saper fare, saper pensare e saper agire in rete) a definire la qualità dei progetti del futuro e la credibilità di tutti coloro che vi prenderanno parte.
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