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Città sempre più calde: il ruolo dell’ isola di calore urbana
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Città sempre più calde: il ruolo dell’ isola di calore urbana
Quando si parla di caldo estremo, l’ attenzione si concentra quasi sempre sulle temperature registrate dalle stazioni meteorologiche. In realtà, nelle grandi aree urbane il disagio percepito dai cittadini è spesso amplificato da un fenomeno noto come isola di calore urbana( Urban Heat Island). Si tratta della tendenza delle città a registrare temperature sensibilmente superiori rispetto alle aree rurali circostanti, soprattutto nelle ore serali e notturne. Le cause sono molteplici. Asfalto, calcestruzzo, laterizi e coperture bituminose assorbono durante il giorno grandi quantità di energia solare e la rilasciano lentamente quando il sole tramonta. A differenza delle superfici vegetate, che utilizzano parte dell’ energia ricevuta per l’ evapotraspirazione, le superfici artificiali accumulano calore e contribuiscono all’ innalzamento della temperatura dell’ aria. A questo fenomeno si aggiungono le emissioni termiche generate dalle attività umane: traffico veicolare, impianti industriali, illuminazione pubblica e soprattutto impianti di climatizzazione. Ogni condizionatore, infatti, non elimina il calore ma lo trasferisce dall’ interno all’ esterno dell’ edificio. Nelle aree densamente urbanizzate migliaia di unità condensanti possono contribuire in modo significativo all’ aumento della temperatura negli spazi esterni. Le conseguenze non riguardano soltanto il comfort. Temperature notturne elevate riducono il raffrescamento naturale degli edifici, aumentano i consumi energetici, peggiorano la qualità dell’ aria e possono avere effetti rilevanti sulla salute pubblica, soprattutto per anziani, bambini e soggetti fragili. In molte città europee le ondate di calore provocano ormai più vittime di numerosi altri eventi climatici estremi. Per contrastare l’ isola di calore urbana non esiste una soluzione unica. Gli esperti indicano un insieme di strategie complementari: incremento delle aree verdi, alberature stradali, tetti e pareti vegetali, utilizzo di materiali ad alta riflettanza solare, pavimentazioni“ cool”, schermature degli edifici e maggiore attenzione all’ orientamento architettonico. Anche l’ acqua può svolgere un ruolo importante attraverso fontane, bacini e sistemi di raffrescamento evaporativo urbano. La vera sfida dei prossimi decenni sarà quindi progettare città capaci di adattarsi a temperature sempre più elevate, riducendo contemporaneamente il fabbisogno energetico per il raffrescamento. In questo scenario, efficienza degli impianti e raffrescamento passivo non devono essere considerati soluzioni alternative, ma strumenti complementari di una strategia integrata per rendere gli ambienti urbani più vivibili e resilienti. gressivo di temperatura nelle aree cittadine. Il costo, infine, resta un problema per le fasce di popolazione a basso reddito, e molte famiglie restano esposte al caldo estremo.
UNA SOLUZIONE ALTERNATIVA: RAFFRESCAMEN- TO PASSIVO L’ aria condizionata continuerà probabilmente a svolgere un ruolo fondamentale nell’ adattamento alle ondate di calore. Tuttavia, per contenere consumi energetici e impatti ambientali, può essere necessario affiancarla a soluzioni passive e a tecnologie in grado di ridurre il calore che entra negli edifici. Tende automatizzate e lamelle per finestre capaci di seguire la posizione del sole sono già impiegate in edifici commerciali, uffici e università; questi sistemi riducono la quantità di calore che entra nell’ edificio e riducono, di conseguenza, l’ uso dell’ aria condizionata. A questo si aggiungono vetri, gel e vernici pensati per rinfrescare assorbendo le“ lunghezze d’ onda” del calore rilasciato sulla Terra( che vanno dagli 8 ai 13 micron). Possiamo anche citare materiali costituiti da vari strati o forniti di bolle e sacche di aria riflettenti del calore. Per esempio, le vernici contenenti microsfere o nanosfere di Ossido di Silicio e Ossido di Alluminio possono aumentare la dispersione della luce e la quantità di calore rilasciata nell’ atmosfera. Un rivestimento come descritto ha ridotto di circa 5 ° C la temperatura della superficie sulla quale era stato applicato, riflettendo il 97 % dell’ energia solare a cui era esposto. Sono in via di sviluppo anche materiali che combinano il raffrescamento radiativo con l’ evaporazione. Per esempio, nel 2021, è stata realizzata una pellicola di plastica con Idrogel capace di assorbire
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