UN SISTEMA IDRICO“ BUONO” SULLA CARTA FALLISCE SE MANCANO PREDISPOSIZIONI PER CAMPIONAMENTI, SPURGHI E ACCESSI. VICEVERSA, CIRCUITI CORRETTI, MA ALIMENTATI CON ACQUA NON CONDIZIONATA O CON DOSAGGI NON CONTROLLATI, DEGRADANO SCAMBIATORI E COMPONENTI IN POCHI MESI
Disareazione automatica e corrosione da ossigeno
FOCUS • ACQUA TECNICA E POTABILE
UN SISTEMA IDRICO“ BUONO” SULLA CARTA FALLISCE SE MANCANO PREDISPOSIZIONI PER CAMPIONAMENTI, SPURGHI E ACCESSI. VICEVERSA, CIRCUITI CORRETTI, MA ALIMENTATI CON ACQUA NON CONDIZIONATA O CON DOSAGGI NON CONTROLLATI, DEGRADANO SCAMBIATORI E COMPONENTI IN POCHI MESI
Disareazione automatica e corrosione da ossigeno
La qualità dell’ acqua è un fattore strutturale per efficienza e affidabilità degli impianti idronici: corrosione, incrostazioni, fouling e biofilm aumentano ΔP e ΔT sugli scambiatori, fanno crescere i consumi e accorciano la vita utile dei componenti. La UNI 8065:2019— tuttora in vigore— è lo standard di riferimento per il trattamento dell’ acqua in impianti di climatizzazione invernale / estiva, idrico sanitari e solare termico. Non è legge in sé, ma acquista cogenza quando richiamata da provvedimenti normativi o capitolati. In Italia il D. M. 26 / 06 / 2015“ Requisiti minimi”( Allegato 1, § 2.3, c. 5) è tuttora vigente e impone per tutti gli impianti termici il trattamento dell’ acqua del circuito di riscaldamento; inoltre rende obbligatorio l’ addolcimento quando la potenza è superiore a 100 kW e la durezza supera 15 ° f. È più restrittivo della UNI 8065, che prevede l’ obbligo di addolcire per impianti da 350 kW in su, oppure per impianti inferiori a 350 kW se la durezza è superiore a 35 ° f. Per l’ acqua calda sanitaria( ACS), pur non essendo oggetto diretto del D. M. 26 / 06 / 2015, la prassi progettuale e una specifica FAQ ministeriale( ex MISE, ora MIMIT / MASE) chiariscono che quando l’ impianto termico produce anche ACS il trattamento è obbligatorio per entrambi i circuiti; i criteri tecnici operativi restano quelli della UNI 8065( addolcimento se durezza uguale o superiore a 25 ° f; sotto 25 ° f addolcimento o condizionamento chimico). In ambito storico, il DPR 412 / 1993 richiamò la 8065, poi in parte assorbito dal D. Lgs. 192 / 2005 e DPR 74 / 2013: informazione utile per comprendere la continuità del quadro regolatorio. Nei circuiti moderni a vaso chiuso l’ ossigeno che alimenta le reazioni corrosive non proviene dalla molecola dell’ acqua, ma dall’ aria disciolta o intrappolata in microbolle, nonché— se presenti polimeri privi di barriera— dalla permeazione di gas attraverso le pareti del tubo. L’ aria disciolta in acqua è relativamente più ricca di ossigeno( ≈30 – 35 %) rispetto al 21 % dell’ aria atmosferica, per diversa solubilità dei gas; al crescere della temperatura, la solubilità si riduce( Legge di Henry) e l’ ossigeno degassa formando microbolle sulle superfici calde, specie in prossimità degli scambiatori. Anche senza addentrarsi in bilanci rigorosi, è realistico considerare che un ciclo termico tipico( es. acqua da 20 ° C a 70 ° C a pressione pressoché costante) rilasci volumi significativi di aria in forma di microbolle, con conseguente alimentazione dei processi ossidativi. L’ innesco spesso è localizzato( sotto deposito, correnti vaganti, differenze di aerazione), poi si propaga alla massa ferrosa di tubazioni, scambiatori, caldaie, accessori. Come entra l’ aria in un circuito a vaso chiuso? Tipicamente per tre vie:- come gas disciolto che degassa quando l’ acqua si scalda;- fase di carica / reintegro, se non gestita con procedure corrette;- per depressioni locali o cavitazione. A questi si somma la permeazione di ossigeno attraverso tubazioni plastiche prive di barriera antiossigeno( caso storico frequente negli impianti radianti di prima generazione), fenomeno che porta nel tempo alla formazione di fanghigini ferrose che intasano scambiatori e circolatori e alimentano corrosioni a valle, anche quando la parte metallica è di ottima qualità. Da qui l’ importanza di progettare e realizzare reti con: materiali con barriera O 2
( per i polimeri), punti alti di sfiato, riduzione
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