CAR Marzo 2026 | Page 64

con il GDPR in materia di protezione dei dati personali e delle responsabilità che possono derivare da un utilizzo non conforme dei sistemi. Questo aspetto è cruciale soprattutto nei casi in cui l’ IA incida direttamente su persone, dati personali o decisioni rilevanti sotto il profilo giuridico.
E a livello italiano? Ci sono norme specifiche che incidono sulla formazione e sull’ uso dell’ IA nel lavoro? Accanto al quadro europeo delineato dal Regolamento( UE) 2024 / 1689, anche il legislatore italiano è intervenuto in modo organico sul tema dell’ intelligenza artificiale, con l’ obiettivo di governarne l’ impatto nei contesti sociali ed economici più sensibili, tra cui quello lavorativo. In particolare, la Legge n. 132 / 2025, entrata in vigore il 10 ottobre 2025, rappresenta il primo tentativo di disciplinare, a livello nazionale, l’ uso dell’ IA in modo coerente con i principi europei, ma con un’ attenzione specifica alle dinamiche del rapporto di lavoro. La legge muove dal presupposto per il quale l’ intelligenza artificiale non deve essere utilizzata per comprimere i diritti dei lavoratori, ma per migliorare le condizioni di lavoro, la qualità delle prestazioni e la produttività, nel pieno rispetto del diritto dell’ Unione europea. L’ articolo 11 afferma espressamente che l’ IA deve essere impiegata in modo da tutelare l’ integrità psicofisica dei lavoratori e da evitare qualsiasi forma di discriminazione, diretta o indiretta, legata a fattori personali o sociali. Da questo principio discendono obblighi molto concreti in capo al datore di lavoro. Le imprese che adottano sistemi di intelligenza artificiale sono tenute non solo a formare adeguatamente il proprio personale, ma anche a informare i lavoratori in modo trasparente sull’ esistenza e sulle modalità di utilizzo di tali sistemi. L’ informazione deve riguardare le finalità dell’ IA, i processi aziendali interessati, le categorie di dati trattati e le misure predisposte per garantire un utilizzo sicuro e controllato della tecnologia. Particolarmente rilevante è la disciplina dei sistemi di IA ad alto rischio, come quelli utilizzati per la selezione del personale, l’ assegnazione di mansioni, la valutazione delle performance o l’ adozione di decisioni che incidono in modo significativo sulla posizione lavorativa. In questi casi, la legge prevede obblighi rafforzati: il datore di lavoro deve informare non solo i lavoratori, ma anche le rappresentanze sindacali, ed è tenuto a effettuare una valutazione preventiva dell’ impatto dei sistemi di IA sui diritti e sulle libertà fondamentali dei dipendenti. A ciò si aggiunge il necessario coordinamento con la normativa in materia di protezione dei dati personali. L’ utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale in ambito lavorativo comporta spesso il trattamento di dati personali, talvolta anche particolarmente delicati. Per questo motivo, il datore di lavoro deve integrare l’ informativa privacy prevista dall’ articolo 13 del GDPR con tutte le informazioni relative al trattamento dei dati effettuato tramite sistemi di IA, assicurando trasparenza e correttezza nei confronti dei lavoratori. La Legge n. 132 / 2025 introduce, inoltre, un ulteriore strumento di governance: l’ istituzione, presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, dell’“ Osservatorio sull’ adozione di sistemi di intelligenza artificiale nel mondo del lavoro”. Tale organismo ha il compito di monitorare l’ impatto dell’ IA sul mercato del lavoro, promuovere buone prassi e sostenere la diffusione di percorsi formativi adeguati, sia per i lavoratori sia per i datori di lavoro. Nel complesso, la normativa italiana rafforza e completa il quadro europeo, chiarendo che la formazione e l’ informazione non sono meri adempimenti burocratici, ma strumenti centrali per garantire un utilizzo dell’ intelligenza artificiale compatibile con i principi costituzionali, con il diritto del lavoro e con la tutela della persona. L’ adozione dell’ IA, soprattutto in ambito lavorativo, richiede quindi una gestione consapevole, in cui tecnologia e diritti procedano di pari passo.
In conclusione, al di là degli obblighi di legge, perché conviene davvero investire nella formazione sull’ intelligenza artificiale? Perché la formazione è la prima forma di tutela per l’ impresa stessa. Un utilizzo scorretto dell’ IA, dovuto a una mancata o inadeguata preparazione del personale, può tradursi in responsabilità giuridiche, danni economici e reputazionali. Investire oggi in formazione significa cercare di ridurre i rischi, migliorare l’ efficienza e governare il cambiamento, anziché subirlo.
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