La Ferrari 166 su cui Alemanno fece un ottimo lavoro chelotti. Sebbene il sodalizio durò formalmente solo diciotto mesi, l’ influenza del designer fu innegabile, segnando lo stile di quasi tutte le creazioni dell’ atelier fino alla sua chiusura. In quegli anni di fervore per il motorsport, anche Enzo Ferrari cercava carrozzieri abili per vestire i suoi nuovi telai. Attraverso Enrico Nardi, l’ opportunità giunse ad Allemano, che realizzò due Ferrari 166 S destinate alla storia. La prima, telaio 001S, vinse la Targa Florio del 1948 con Igor Troubetzkoy e Clemente Biondetti; la seconda, telaio 003S, trionfò alla Mille Miglia il mese successivo. Per Allemano fu il definitivo trampolino di lancio: il suo piccolo laboratorio aveva appena costruito due Ferrari vincitrici, dimostrando che i carrozzieri torinesi potevano competere ai massimi livelli mondiali. L’ attività di Allemano si articolava su tre pilastri: veicoli di lusso su misura, auto da competizione per privati e modelli in piccola serie. Questa versatilità si tradusse in progetti memorabili, come la FIAT 1100 Coupé per i fratelli Ficai o la minuscola e aerodinamica Nardi 750 Coupé del 1950. Mentre altri cercavano contratti con marchi esteri di fascia alta, Allemano scelse una strategia pragmatica, allineandosi strettamente alla FIAT.
Abarth 750 spider carrozzata Alemanno
UNA PICCOLA OFFICINA La sua officina in Via Rosmini si trovava a poco più di un chilometro dal Lingotto, una vicinanza che facilitava la logistica e garantiva stabilità in un mercato in evoluzione. Negli anni Cinquanta, i saloni automobilistici divennero la passerella ideale per l’ atelier. Al Salone di Torino del 1950 debuttò la“ Vittoria” su base FIAT 1400, una berlina a due porte che conquistò il Grand Prix al Concorso d’ Eleganza di Venezia. Seguirono creazioni su base Panhard per l’ importatore Gastone Crepaldi e raffinate interpretazioni della Lancia Aurelia, caratterizzate da interni in legno pregiato e pelle di altissima qualità, con le classiche portiere con apertura a libro. Il 1954 segnò un ulteriore punto di svolta con la presentazione della FIAT 1100 TV Coupé, soprannominata“ Coupé Filante”. Fu qui che Michelotti introdusse la griglia a ellisse piena, un elemento stilistico che sarebbe diventato il marchio di fabbrica di Allemano, evolvendosi fino a definire la splendida Maserati A6G 54 del 1955. Questa vettura, pensata per professionisti in cerca di prestigio e discrezione, sancì l’ ingresso di Allemano nell’ era delle Gran Turismo. Nel 1961, la carrozzeria si trasferì in una struttura più moderna, vicino alla fabbrica di Carlo Abarth. Nonostante il trasloco, Serafino rifiutò di snaturare l’ anima artigianale dell’ azienda, mantenendo una forza lavoro limitata a venti specialisti d’ eccellenza. In questo periodo nacquero i progetti su base FIAT 1300 / 1500 e l’ ambiziosa ATS 2500 GT. Quest’ ultima, una GT a motore centrale nata dalla celebre“ rivolta del palazzo” in Ferrari, rappresentò un primato mondiale assoluto per Allemano, anticipando di anni soluzioni tecniche poi rese celebri dalla Miura di Lamborghini.
LA FINE CON LA CRISI Tuttavia, il declino era alle porte. Nel 1963 il boom economico italiano iniziò a rallentare e il governo rispose con misure fiscali drastiche, tra cui una tassa speciale sull’ acquisto di auto. Queste politiche strangolarono il mercato delle fuoriserie e i piccoli carrozzieri furono i primi a cadere. Il fallimento dei prototipi su base Fiat 850 nel 1964 fu il colpo di grazia. Serafino Allemano, con il pragmatismo e la dignità che lo avevano sempre contraddistinto, decise di chiudere i battenti. Nell’ ottobre del 1965 la carrozzeria fu dichiarata fallita, ma Serafino si assicurò che ogni debito venisse saldato, ritirandosi a vita privata fino alla sua scomparsa nel 1973. L’ eredità di Allemano vive oggi nelle collezioni più prestigiose del mondo: le sue auto non sono solo veicoli, ma testimonianze di un’ epoca in cui la bellezza era il risultato di una sapiente martellata e di un gusto senza tempo.
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