UN SERVIZIO MENO NAZIONALE Il car sharing si sta trasformando in un servizio tipicamente metropolitano. Oggi: il 90 % dei noleggi si concentra in sole 10 città, sedici capoluoghi hanno perso servizi di sharing dal 2022, la copertura territoriale si riduce soprattutto nel Centro-Sud. La mobilità condivisa rischia quindi di accentuare le disuguaglianze territoriali, diventando un servizio accessibile solo dove la densità urbana garantisce sostenibilità economica.
IL VERO PROBLEMA: LA MOBILITÀ URBANA Il dato forse più sorprendente del rapporto riguarda il contesto generale: il parco auto italiano supera i 701 veicoli ogni 1.000 abitanti, l’ u- so dell’ auto privata continua ad aumentare, il trasporto pubblico non ha recuperato i livelli pre-pandemia. La sharing mobility quindi non è in crisi isolata: è l’ intero progetto di
Free2move resiste ma le tariffe sono più alte e ci sono meno pacchetti
riequilibrio della mobilità urbana a rallentare.
QUALE FUTURO? Il settore si trova davanti a tre possibili scenari: Nuova crescita, grazie a integrazione con TPL e politiche pubbliche stabili; Consolidamento urbano, limitato alle grandi città; Contrazione progressiva, se domanda e offerta smettono di alimentarsi a vicenda Il car sharing sembra destinato a restare, ma non più come promessa rivoluzionaria: piuttosto come infrastruttura urbana complementare, chiamata a trovare equilibrio economico dopo anni di espansione sostenuta dal capitale. La fase dell’ entusiasmo è finita. Inizia quella della sostenibilità industriale.
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