Rubrica
Auto storiche
L’ avanguardia stilistica e industriale
Prodotta dal 1978 al 1988, la Ritmo è stata una vera rivoluzione: addio ai paraurti in metallo, avvento dei robot e una gamma motori senza precedenti. E due restyling … Senza far rimpiangere la 128
Federico Lanfranchi Esperto auto d’ epoca e Perito FIVE
La Fiat Ritmo ES: con motore con compressione maggiorata, accensione digiplex con cut off in rilascio e aerodinamica curata
Il debutto della Fiat Ritmo al Salone dell’ Automobile di Torino del 1978 non rappresentò soltanto l’ avvicendamento di un modello di successo come la Fiat 128, ma segnò una vera e propria linea di demarcazione nell’ approccio progettuale e produttivo della casa torinese.
Concepita in un periodo di profonda trasformazione per l’ industria automobilistica europea, la Ritmo si impose immediatamente come un oggetto di rottura, capace di coniugare un design d’ a- vanguardia a soluzioni costruttive che anticipavano il futuro della fabbrica integrata.
DA DOVE VIENE La genesi della vettura fu guidata dalla matita di Pierangelo Andreani, sotto la supervisione di Sergio Sartorelli presso il Centro Stile Fiat. L’ obiettivo era creare una“ macchina da vivere”, un concetto che si traduceva in una carrozzeria a due volumi dalle linee tese e dai volumi plastici, caratterizzata da elementi stilistici inediti per l’ epoca. Il dettaglio più distintivo era senza dubbio il frontale, dove i proiettori circolari venivano incastonati in un modulo che integrava in un unico pezzo di polipropilene lo scudo paracolpi e la calandra. Questa scelta non rispondeva solo a un’ estetica futurista, ma anche a una precisa logica di resistenza agli urti a bassa velocità e di semplificazione del montaggio, eliminando le tradizionali cromature a favore di materiali plastici moderni e funzionali. Altro elemento di design esterno distintivo erano le maniglie delle portiere tonde, che hanno reso la Fiat Ritmo riconoscibile per un solo dettaglio al primo sguardo.
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