CAR Aprile 2026 | Page 80

Auto Storiche Citroën 2CV

Ingegneria della semplicità

La 2CV non è un’ auto è un modo di vivere: una sintesi perfetta per un’ utilitaria nata per essere economica e funzionale e diventata icona delle quattro ruote. Una vera protagonista delle strade, ancora oggi molto desiderata

Federico Lanfranchi, Perito Esperto FIVE

La genesi della Citroën 2CV non è riconducibile a una semplice strategia di marketing, quanto piuttosto a un atto di pragmatismo quasi radicale. Verso la metà degli anni Trenta del 1900, Pierre-Jules Boulanger, allora a capo del marchio col Double Chevron, concepì il progetto TPV( Toute Petite Voiture). L’ obiettivo era ambizioso e spogliato di ogni velleità estetica: motorizzare la Francia rurale ancora legata alla trazione animale. Il capitolato, ormai leggendario, imponeva una vettura capace di trasportare due contadini, cinquanta chili di patate o una damigiana di vino, viaggiando a sessanta chilometri orari con un consumo di appena tre litri per cento chilometri. Ma le clausole più celebri riguardavano la capacità del telaio di attraversare un campo arato con un cesto di uova sul sedile del passeggero senza romperne nemmeno una e la possibilità di salire e scendere dall’ auto auto senza dover togliere il cappello.

FERMATA DALLA GUERRA Il cammino verso la produzione fu interrotto bruscamente dal secondo conflitto mondiale. Per evitare che i prototipi cadessero nelle mani dell’ occupante nazista, Boulanger diede l’ ordine di distruggerli quasi
La 2CV del 1953
tutti o di nasconderli nelle intercapedini delle officine di Levallois- Perret. Fu solo nel 1948, al Salone dell’ Automobile di Parigi, che la versione definitiva fece il suo debutto ufficiale. La reazione della stampa specializzata dell’ epoca fu
inizialmente gelida, se non derisoria: l’ auto venne definita un“ brutto anatroccolo” e una“ scatola di sardine”. Tuttavia, il pubblico ne intuì immediatamente il valore rivoluzionario, portando le liste d’ attesa a superare rapidamente i tre anni.
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