notte Marcus Barbara aveva appena sprangato la porta
dopo la visita del terzo cittadino che chiedeva asilo per
la notte, per lui e per la famiglia.
In quel momento Barbara, accasciato alla sua scrivania
spoglia, malediceva tutto e tutti per sfogarsi, scaricando
la colpa sul resto del mondo.
Malediceva il giorno in cui aveva deciso di diventare
agente della polizia, malediceva il capo che senza alcun
motivo l'aveva preso in antipatia all'improvviso
relegandolo ai turni di notte, malediceva quella donna
che aveva portato via l'unica sicurezza che avevano,
l'ultima parvenza di serietà di quel distretto di polizia.
Un'altra nottata di merda.
Se non fosse stato in servizio si sarebbe volentieri
scolato un'intera bottiglia del liquore più forte di tutta
Parigi.
Si chiedeva cosa lo tenesse inchiodato in quella fogna.
Pensava seriamente di licenziarsi, una volta archiviata
questa brutta storia degli omicidi.
Un tonfo lo ridestò dal suo rancoroso torpore. Qualcuno
stava di nuovo bussando alla porta.
Finirà prima o poi.
E si alzò per l'ennesima volta, ripassando a memoria le
parole da dire cercando il tono più cordiale possibile.
Aprì la porta e sgranò gli occhi.