Ha un fine il nostro subire il presente ?
Ma che si viva o si muoia è indifferente , se private persone senza storia siamo , lettori di giornali , spettatori televisivi , utenti di servizi : dovremmo essere in molti , sbagliare in molti , in compagnia di molti sommare i nostri vizi , non questa grigia innocenza che inermi ci tiene
qui , dove il male è facile e inarrivabile il bene . È nostalgia di un futuro che mi estenua , ma poi d ’ un sorriso si appaga o di un come-se-fosse ! Da quanti anni non vedo un fiume in piena ? Da quanto in questa viltà ci assicura la nostra disciplina senza percosse ? Da quanto ha nome bontà la paura ?
Una sera come tante , ed è la mia vecchia impostura che dice : domani , domani … pur sapendo che il nostro domani era già ieri da sempre . La verità chiedeva assai più semplici tempre . Ride il tranquillo despota che lo sa : mi numera fra i suoi lungo la strada che scendo . C ’ è più onore in tradire che in essere fedeli a metà .
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da La vita in versi ( 1965 )
Giovanni Giùdici , ( Le Grazie , La Spezia , 1924 – La Spezia 2011 ); della sua formazione cattolica e del suo lavoro nell ’ industria ha fatto i poli di una tensione che lo trascende e caratterizza il suo impegno civile . All ’ oscillazione tra il comico e il tragico delle prime raccolte importanti ( La vita in versi , 1965 ; Autobiologia , 1969 ; O beatrice , 1972 ) è succeduta l ’ individuazione di un tono dal più ampio spettro , irrispettoso delle convenzioni e prossimo a un forzato monostilismo ( Il male dei creditori , 1977 ; Il ristorante dei morti , 1981 ; Lume dei tuoi misteri , 1984 ; Salutz . 1984-1986 , 1986 ; Fortezza , 1990 ). Collaboratore di giornali e riviste , G . è autore di alcune raccolte di