“ UNA SERA COME TANTE ” DI GIOVANNI GIUDICI
Pubblichiamo una poesia di Giovanni Giudici , una delle voci più originali del Novecento , rimasto uno degli ultimi grandi intellettuali del secolo scorso , in quanto parte di quella tradizione poetica legata a un rapporto più diretto con le cose e a una lingua più tradizionale . La poesia di Giovanni Giudici ha attraversato tutta la letteratura italiana del secondo dopoguerra , arrivando fino alle soglie dell ’ era postmoderna . I temi cruciali della poesia del secondo Novecento , primo fra tutti lo sfaldamento del soggetto e il suo smarrimento entro una realtà molteplice e dai significati oscuri , sono affrontati dai maggiori poeti con strumenti formali e modalità espressive elaborate attraverso un continuo dialogo con i più cospicui riferimenti della tradizione lirica moderna . È il caso di un poeta come Giovanni Giudici , che il motivo dell ’ angosciosa e insieme grottesca insufficienza dell ’ Io , strangolato tra maschere sociali , sensi di colpa e perdite di identità , prima teatralizza con una lingua umile poi trasforma in una vicenda assoluta innalzandone a poco a poco il tono , attraverso l ’ incrocio di lingua letteraria e lingua umile , e l ’ uso di schemi tradizionali come il sonetto variato però e fatto esplodere dall ’ interno .
Una sera come tante , e nuovamente noi qui , chissà per quanto ancora , al nostro settimo piano , dopo i soliti urli i bambini si sono addormentati , e dorme anche il cucciolo i cui escrementi un ’ altra volta nello studio abbiamo trovati . Lo batti col giornale , i suoi guaiti commenti .
Una sera come tante , e i miei proponimenti intatti , in apparenza , come anni or sono , anzi più chiari , più concreti : scrivere versi cristiani in cui si mostri che mi distrusse ragazzo l ’ educazione dei preti ; due ore almeno ogni giorno per me ; basta con la bontà , qualche volta mentire .
Una sera come tante ( quante ne resta a morire di sere come questa ?) e non tentato da nulla , dico dal sonno , dalla voglia di bere , o dall ’ angoscia futile che mi prendeva alle spalle , né dalle mie impiegatizie frustrazioni : mi ridomando , vorrei sapere , se un giorno sarò meno stanco , se illusioni
siano le antiche speranze della salvezza ; o se nel mio corpo vile io soffra naturalmente la sorte di ogni altro , non volgare letteratura ma vita che si piega nel suo vertice , senza né più virtù né giovinezza . Potremmo avere domani una vita più semplice ?
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