Angelita tremò : erano plumbei scafi sgraziati , dove parevano agitarsi innumerevoli bizzarre formichine nere .
Poi fu l ’ inferno … Il caos che s ’ impadroniva di ogni cosa .
Tuoni possenti squarciarono l ’ aria e torrenti di fuoco s ’ innalzarono da ogni parte .
Angelita si sdraiò in terra , affondando quanto più poté nella sabbia : le mani premute sugli orecchi per attutire l ’ immane frastuono , la conchiglia , protetta dal suo scarno torace , vicina al suo cuore ; gli occhi serrati da dove le lacrime seguitavano però a scendere copiose .
Stette così per un tempo che le parve infinito e non si accorse che dalle sue labbra dischiuse usciva un gemito straziante , continuo .
Poi vide un ’ ombra chinarsi su di lei ed una voce gentile che la chiamava .
Era un ragazzo giovanissimo con un strano abito a chiazze verdi e nere e con un copricapo di metallo , avvolto da una retina .
< Come ti chiami ?> sentì che il giovane le chiedeva … aveva gli occhi dolci e buoni del color delle olive .
Lei provò a rispondergli , ma la voce non riuscì a raggiungere le labbra , mente il corpo era ancora scosso da brividi profondi .
< Non aver paura …> l ’ incoraggiò allora il ragazzo , accarezzandole i capelli , mentre un sorriso fioriva su quelle labbra screpolate dalla fatica .
< Ti porteremo con noi … Sarai in salvo … te lo prometto !>
Ed infatti , di lì a poco , Angelita vide che tanti altri uomini – con lo stesso abito a chiazze ed il copricapo in metallo – la circondavano e tutti si sforzavano di esibire almeno uno stento sorriso .
Poi il ragazzo la sollevò tra le braccia e , così facendo , la conchiglia scivolò in terra , affondando nella sabbia .
< No ...!> un solo grido strozzato uscì dalle labbra di Angelita che indicava intanto con un dito il guscio rosato .
Il ragazzo comprese e , raccolta la conchiglia , la riconsegnò ad Angelita .