Angelita passeggiava lungo la riva del mare ed ogni tanto si fermava per raccogliere qualche conchiglia ; il logoro vestitino a fiorami a trasformarsi in un magico raccoglitore che avrebbe conservato in sé il sentore del mare .
Era una bambina fragile , la pelle di un biancore immacolato , i capelli color del grano , raccolti in lunghe trecce ribelli . A colpire di lei erano soprattutto gli occhi – immensi e perennemente spalancati sul mondo – dello stesso smagliante azzurro delle profondità marine .
Non ricordava perché si trovasse lì … qualcosa … qualcuno ve l ’ aveva condotta , ma era un ricordo sfumato quanto amaro che solo quelle acque cristalline e la magia delle conchiglie avevano attenuato .
Poi … misterioso guscio di immense traversate , una lucente conchiglia rosa era stata portata a riva , proprio dinanzi a lei , da un ’ onda gentile .
Quando la ebbe tra le mani , Angelita tremò di felicità : quel guscio di madreperla dalle eleganti costolature pareva uno scrigno fatato , e forse realmente lo era perché , accostato al suo orecchio , iniziò a parlare … a raccontare storie meravigliose di marinai , di immense lune silenti , di mostri marini e velieri scomparsi .
< Schh … schh … schh …> mormorò dapprima la conchiglia , come per ritrovare una voce da troppo tempo tacitata .
Poi il canto del mare accarezzò l ’ orecchio attento di Angelita , per poi trasformarsi in un sussurro melodioso , pieno d ’ incanto .
< Angelita … Angelita … > Era il suo nome , proprio il suo nome quello che veniva pronunziato .
< Sì … sono qui !> rispose la bimba , accarezzando teneramente il guscio di conchiglia che , a quel contatto , parve fremere .
< Io ti conosco Angelita … ricordo quando tu eri una sirena ed abitavi nel castello in fondo al mare .>
E come un sospiro uscì allora da quelle valve rosate . < Eri la più bella delle tue sorelle …> < Sorelle ?> la interruppe Angelita < Io .. io non ho sorelle !>