mi procura sofferenza l ’ involucro di me stesso , in un soffocamento di conclusioni . Di buon grado griderei , se la mia voce giungesse da qualche parte . Ma c ’ è un grande sonno in me che si sposta da sensazione a sensazione come una successione di nuvole , di quelle nuvole che cospargono , dei diversi colori del sole e di verde , l ’ erba maculata di ombre dei vasti campi . Sono come qualcuno che cerca a caso , non sapendo dove sia stato nascosto l ’ oggetto che non gli hanno chiarito cosa fosse . Giochiamo a nascondino con nessuno . C ’ è , altrove , un sotterfugio trascendente , una divinità fluida e solo percepita . Rileggo , sì , queste pagine che rappresentano ore povere , piccoli riposi o illusioni , grandi speranze indirizzate verso il paesaggio , pene come stanze in cui non si entra , certe voci , una grande stanchezza , il vangelo ancora da scrivere . Ciascuno ha la sua vanità , e la vanità di ciascuno è la dimenticanza che esistono altri con anima uguale alla nostra . La mia vanità sono alcune pagine , alcuni brani , certi dubbi …
Rileggo ? Ho mentito ! Non oso rileggere . Non posso rileggere . A che mi serve rileggere ? Ciò che è lì è un ’ altra cosa . Non capisco più niente …»
43