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“ MATTINO ” DI CESARE PAVESE
La finestra socchiusa contiene un volto
sopra il campo del mare . I capelli vaghi
accompagnano il tenero ritmo del mare .
Non ci sono ricordi su questo viso . dalla breve finestra è svanito come
svanirà tra un istante , senza tristezza
né parole umane , sul campo del mare .
Cesare Pavese ( Lavorare stanca , 1936 )
Solo un ’ ombra fuggevole , come di nube .
L ’ ombra è umida e dolce come la sabbia
di una cavità intatta , sotto il crepuscolo .
Non ci sono ricordi . Solo un sussurro
che è la voce del mare fatta ricordo .
Nel crepuscolo l ’ acqua molle dell ’ alba
che s ’ imbeve di luce , rischiara il viso .
Ogni giorno è un miracolo senza tempo ,
sotto il sole : una luce salsa l ’ impregna
e un sapore di frutto marino vivo .
Non esiste ricordo su questo viso . Non esiste parola che lo contenga o accomuni alle cose passate . Ieri ,
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Scrittore italiano ( Santo Stefano Belbo 1908 – Torino 1950 ). P . ha svolto un ruolo essenziale nel passaggio tra la cultura degli anni Trenta e la nuova cultura democratica del dopoguerra . La sua partecipazione al presente si è sempre legata a un profondo senso della contraddizione tra letteratura e impegno politico , tra esistenza individuale e storia collettiva , attraverso una tormentosa analisi di sé stesso e dei rapporti con gli altri e una ininterrotta lotta per costruirsi come uomo e come scrittore . Nacque da famiglia piccoloborghese originaria delle Langhe . Visse per lo più a Torino , dove si laureò in lettere con una tesi su W . Whitman ; discepolo di Augusto Monti , amico di L . Ginzburg e di altri intellettuali antifascisti , fin dagli anni Venti lesse numerosi autori americani e iniziò a tradurre scrittori inglesi e americani . Negli anni successivi svolse un intenso lavoro in questo campo traducendo , tra l ’ altro ,