“ Di giorno o di notte ?” si chiese incongruentemente Norman , come se ciò potesse possedere una qualche valenza .
Norman allora , nutrendo ancora però una sorta di timidezza e di timore reverenziale , raggiunse il capiente e soffice letto del comandante e vi si sdraiò , lasciandosi andare per qualche istante ad un quieto piacere … una straniante serenità .
Forse si assopì … forse sognò , ma al suo risveglio quel silenzio e quell ’ assenza totali di ogni movimento permanevano .
La scura nuvolaglia non era avanzata di un solo passo , le vele nere e lo scafo nero non riflettevano alcuna luce , e corrusca era l ’ aria tutt ’ attorno .
“ Cosa mai è accaduto ? Dove sono finiti tutti ?” si chiese Norman , ma da quel suo interrogativo era scomparsa la paura ed a lei era invece subentrata un ’ accettazione serena .
“ Erano tutti … morti ? Od era invece lui a non appartenere più al mondo dei vivi ?”
Non v ’ era però alcun dolore in lui e quella nave si ravvisava comunque come un porto certo e sicuro … e lui ne costituiva l ’ unico proprietario ed occupante .
Norman , fischiettando , decise allora di salire in coffa , rapido ed agile – ma , da giovane mozzo , non lo era in fondo sempre stato , vivo o morto che fosse ? – si arrampicò sull ’ albero maestro , così da poterla raggiungere .
Da lì lo spettacolo era stupefacente : mare a perdita d ’ occhio ad infondere una grande pace e , da quella visuale privilegiata , poté anche accorgersi che alcuni raggi di sole si stendevano , come fili d ’ oro , sulla sommità della distesa di nuvole .
Poi guardò giù , verso i ponti e le battagliole sotto di lui : rese ancor più incerte dalla distanza e dai toni di chiaroscuro che regalava quell ’ aria corrusca , per un brevissimo istante , figure evanescenti